MARIA ALIMONDA in Serafini.
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CATECHISMO POPOLARE.
PER LA LIBERA PENSATRICE.
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1869. Tipografia del Commercio, GENOVA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
               http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da: Laura e Paolo Alberti per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
Aperto a chiunque voglia collaborare, realizza la pubblicazione e la diffusione gratuita di opere letterarie in formato elettronico.
Ulteriori informazioni sul sito: http://www.liberliber.it/
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Indice.
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PROEMIO.
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PARTE PRIMA.
Di Dio.
Dell'Universo o Mondo.
Di Cristo.
Della Religione.
Del Battesimo.
Del Matrimonio.
Della Confessione.
Delle Indulgenze.
Dell'Inferno.
Del Purgatorio.
Del Paradiso.
Dell'Anima.
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PARTE SECONDA.
Della ricerca del vero.
Delle abitudini.
Della Ragione.
Dell'Educazione e Istruzione.
Del Bene e del Male.
Della Felicit.
Del Lavoro.
Della Famiglia.
Della Libert.
Della Patria.
Della Donna.
Conclusione.
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La filosofia ha la missione di accertare la morte di una religione e di preparare il terreno ad un'altra.
Giuseppe MAZZINI.
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QUESTE POCHE PAGINE CHE SONO L'ESPRESSIONE VERIDICA DEL MIO PENSIERO DEDICO ALLA ELETTA MENTE DEL MIO CONSORTE LORENZO SERAFINI QUAL PEGNO E RICORDO DELLA MIA STIMA.
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PROEMIO.
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L'educazione morale e l'istruzione intellettuale, sono le chiavi di volta della civilt umana ed i fattori precipui della potenza e prosperit materiale e morale delle Nazioni. Volere o non volere la donna  il centro iniziale, la pietra angolare della civilt domestica che  il pi valido substrato, la condizione sine qua non della civilt sociale. Non parmi adunque temerit asserire che immensa  la missione civilizzatrice della donna e che per istruire ed educare un popolo bisogna anzi tutto istruire ed educare le sue donne.
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Molto si  fatto per questo in Italia e specialmente da un vent'anni a questa parte; molte scuole furono aperte e molto meno sono gli analfabeti, ma molto resta ancora a farsi, poich l'insegnamento essendo in mano di preti non , non pu essere libero, e prova ne sia che chiunque va alla scuola  obbligato a imparare il Catechismo e la Storia Sacra, sia pure Ebreo, Protestante, Scismatico. Ci va bene per chi ha annichilato il libero pensiero nella cieca fede, ma non per chi sia razionalista.
In questo secolo in cui tanti scrittori germanici, inglesi, italiani, s'occuparono della filosofia positiva fondata sulla natura e sulla ragione, molti compresero essere cosa vieta e contraria al buon senso la dottrina ortodossa, ed io fra questi: e di codesta che mi pare emancipazione dalle pastoje del pregiudizio e del fanatismo vado lieta come del miglior bene ch'io possegga.
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Leggendo e rileggendo alcuni dei filosofi moderni pensai molte volte che le opere loro tanto belle per eccellenza di eloquio e profondit ed acume di pensieri, quanto utili perch le verit che ne emergono si possono convertire in benefiche entit pratiche, non sarebbero mai lette dal popolo, e se lette poco comprese, avvegnach troppo erudite, profonde. Io tormentai parecchie volte il mio cervello pensando al come si potesse ammannire al popolo un libretto che lo iniziasse al razionalismo e lo preservasse da quel narcotico e deprimente veleno che  l'ascetismo, allorch un distinto e conosciuto patriota discorrendo meco ebbe per caso ad esternare le mie stesse idee su questo proposito, mostrandomi anch'egli il bisogno che ha il popolo di un libro che gli sminuzzi la filosofia positiva. Si fu allora che pensai poter io stessa tentare la prova, e tutt'ora me ne meraviglio imperocch, a parte tutto il resto, io era del tutto nuova nella palestra delle scienze e delle lettere; nondimeno, incoraggiata m'accinsi all'opera ed eccomi col mio Catechismo per la libera pensatrice.
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Naturalmente io dovetti prendere dai moderni filosofi l'insieme di questo Catechismo, dacch le idee non sono che cifre riprodotte pi o meno. Io ho cercato di convincere il popolo dell'errore e del danno che deriva dalla noncuranza a conoscere se stessi, e come possa, mediante la ragione, essere migliore per produttivit intellettuale e per sentimenti che non sia abiosciato come ora  dalla superstizione ed acciecato dal fanatismo.
Ho diretto questo catechismo alla donna come quella che io ritengo abbia in Italia maggior bisogno di svincolarsi dalle catene del bigottismo, e di riscattare completamente lo spirito dalle immonde ipoteche del cattolicismo.
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Ad essa dunque lo raccomando, poich  da essa che dipende l'educazione dei figli quindi l'emancipazione morale e materiale dei popoli: possa essa comprendermi e centuplicare l'utilit, il bene, che da questo mio povero lavoro pu derivare.
MARIA ALIMONDA IN SERAFINI.
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PARTE PRIMA.
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Di Dio.
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Dio  un quadro vuoto nel quale non si trova alcun'altra iscrizione all'infuori di quella che tu stesso vi metti.
LUTERO.
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D. Chi  Dio?
R. Dio per i Teologi  sommo bene e prima cagione del tutto. - Per i Razionalisti Dio  il progressivo sviluppo della natura, o meglio la natura stessa.
Nei tempi primordiali gli uomini incolti e rozzi, in ragione del minore sviluppo universale non pensavano neanche a domandare a loro stessi, in qual modo si fosse formato il mondo e perch; appoco appoco per, perfezionandosi la natura si perfezionarono pure gli uomini, e furono capaci di pensare pi coordinatamente. Millecinquecento anni circa prima della venuta di Cristo, visse Mos, fu educato alla corte dei Faraoni e comprese facilmente le scienze d'allora: filosofo ed astronomo profitt di tutto ci che era a sua cognizione per dirozzare il popolo ebreo: egli si fece suo condottiero; si serv per il suo fine dei maremoti, del lampeggiare delle folgori, del rumoreggiare del tuono, dello scrosciar delle procelle fenomeno nuovo per l'Egitto, e lo indusse a credere essere quella la voce di Dio che facevagli per tal modo conoscere i suoi decreti. Gli ebrei accolsero come divino e indiscutibile tutto ci che venne loro imposto.
Mos attinse la teogonia e la cosmogonia che insegn agli ebrei dai libri e dalle tradizioni degli Egiziani, dei Fenicii, degli Indiani e forse anche dei Cinesi: in Mos per nulla avvi di originale, la sua legislazione  un mosaico fabbricato coi frammenti delle legislazioni dell'antico Oriente; nondimeno fu egli l'anello di congiunzione fra l'Oriente preistorico e l'Oriente storico.
Passarono secoli e secoli in cui diverse credenze disputarono il posto assegnato alla scienza, ma le invenzioni e scoperte scientifiche vennero man mano cancellandole.
L'invenzione della stampa di Panfilo Gastaldi di Giovanni Guttemberg, merc la quale con pochi mezzi tutti ebbero campo d'istruirsi, la scoperta dell'America fatta da Cristoforo Colombo per la quale si pot provare la forma sferoidale della terra, il termometro ad acqua, il compasso di proporzione e il telescopio di Galileo Galilei che ci scoperse un'infinit di mondi sconosciuti, furono le prime maggiori scoperte scientifiche che ci portarono a conoscere la vera origine della natura e il suo possibile sviluppo senza il bisogno di un concorso sovranaturale. La fisica ci prov essere l'Universo composto di forze materiali regolate e sottoposte le une alle altre, la Geologia ci prov avere il mondo subto nella sua formazione varie fasi eliminando cos la supposta creazione della terra o mondo.
Gli uomini incolti avevano bisogno di una forza creatrice per ispiegarsi l'essere del mondo, e la trovarono in Dio, o meglio nella parola Dio, gli scienziati la trovarono nella natura stessa; non vi  che un cambiamento di lettere e nulla pi; la forza  la stessa. - Dio  eterno e la natura  eterna - Dio  infinito e la natura  infinita - adunque, ripeto, non fa bisogno di trovare altra forza creatrice nella natura se non che la natura stessa, che se noi volessimo supporre un Dio creatore di questa, bisognerebbe che a nostra volta cercassimo un creatore di Dio.
Della natura, opera meravigliosa e armoniosa, noi ne vediamo, e ne spieghiamo gli effetti e le cause, e nel progressivo suo sviluppo e miglioramento troviamo l'esempio a migliorare; di Dio non possiamo farcene l'idea grandiosa che ci facciamo della natura perch con una potenza assoluta e benefica, come lo dipingono gli Ortodossi avrebbe dovuto formare un mondo perfetto mentre non lo : meglio  adunque riconoscere per Dio la Natura istessa e seguirne le sue leggi determinate d'eguaglianza e progresso.
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Dell'Universo o Mondo.
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L'Universo che  lo stesso per tutti non  stato creato n dagli Dei, n dagli uomini, ma esso fu e sar sempre un fuoco vivente che si rianima e si estingue secondo determinate leggi.
ERACLITO di Efeso.
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D. Che cosa  l'Universo o Mondo?
R. Il Mondo o Universo  il prodotto ascendente della sua forza stessa.
Il Mondo quale ci viene dimostrato nella Genesi  opera di Dio il quale lo creava in sei giorni, prima era il caos che vuol dire confusione: ci  quanto viene insegnato nelle pubbliche scuole, e quanto credono quelli che non sanno leggere gl'incuranti e i credenti, ma cos non  in fatto e tenter provarlo. Per poco che ognuno voglia ragionare penser che avrebbe potuto crearlo d'un soffio e perfettissimo; per poco che si voglia studiare si verr a conoscere trovarsi nella terra le vestigia della sua antichit e delle notevolissime sue modificazioni - Tuttle dice: "le migliaja d'anni stanno al cronometro della natura quanto un sol minuto del pendolo od un minuto secondo per noi."
Nella nuova Orleans scavando il suolo assai profondamente si trovarono dieci strati di terreno differenti, e negli ultimi strati degli avanzi di cranii, i pi appartenenti alla razza americana, l'antichit dei quali fu dai Geologi giudicata a circa cinquantasettemila anni.
Il monte Etna da solo basterebbe a sbugiardare la cosmogonia e la cronologia biblica. In esso si riscontrano oltre cinquanta strati di terreno che un tempo, giudicando dai resti che contiene, deve essere stato coltivato. Ad ognuno di questi strati  sovraposto uno strato di lava che rappresenta una eruzione vulcanica: perch gli uomini abbiano potuto portare terreno seminare e raccogliere su questi strati devono essere passati molti secoli: sommati assieme i secoli che saranno stati necessari per rendere coltivabili questi cinquanta strati ne risulteranno tante migliaia d'anni che formeranno pi del decuplo della vita che la Bibbia assegna alla terra.
Questi fatti positivi mettono adunque nella necessit di credere indiscutibilmente ad un'epoca anteriore e remota, che non  quella della creazione; il che ottenuto,  messa in dubbio la veracit della Genesi, e conseguentemente distrutta l'idea supposta della creazione stessa dacch prima di questa esistevano gi uomini o cose.
Il globo o terra fu gi allo stato liquido; le materie primitive, dice Zimmerman, dovevano essere prima di tutto: l'Idrogeno, l'Ossigeno, l'Azoto, il Carbonio, il Siliceo, lo Zolfo, i metalli Alcalini ed altri. Da queste sostanze nacquero, tosto che il riavvicinamento permise loro di combinarsi, la Terra, gli Alcali, e gli Acidi - esistevano quindi delle materie; ora in natura non pu esistere materia senza forza, n forza senza materia. Forza senza materia o materia senza forza sono entit incomplete, inconcepibili, l'una  condizione indispensabile dell'altra. Bchner nel suo erudito libro Forza e Materia dice: - "Il movimento della materia segue le leggi che in essa hanno attivit, ed i fenomeni delle cose altro non rappresentano che i prodotti delle combinazioni diverse, varie, fortuite e necessarie del movimento materiale". - Il mondo  adunque il prodotto fortuito e inevitabile delle materie in esso contenute,  quindi il prodotto della sua forza stessa.
Sarebbe bene dare una lunga definizione e spiegazione non solo della lenta formazione e stratificazione della terra, ma degli altri mondi esistenti nello spazio; ma ci  difficile a spiegarsi brevemente e chiaramente in rapporto al titolo e volume di questo opuscolo, e d'altronde non  questo il mio scopo. Ho dovuto parlare di Dio e del Mondo per basare questo lavoro francamente sulle leggi di natura; ma mio precipuo intento  solo fissare l'attenzione della donna su questo argomento, quindi metterla a pensare e invogliarla di osservare quanto la circonda, farla ragionare; ci ottenuto illustri scienziati hanno diggi chiaramente dimostrata la grandezza dell'Universo, e la formazione della Terra da noi abitata; su di essi quindi io richiamo l'attenzione di chi mi legger - Zimmerman o il Mondo avanti la Creazione. - Bchner Forza e Materia. - La Fisica del Globo di Gerolamo Boccardo, sono fra' libri che vorrei leggesse, come pure vorrei leggesse l'Immortalit dell'Anima di Serafino Ruggero. - La Filosofia delle Scuole Italiane di Ausonio Franchi. - Il Razionalismo del Popolo dello stesso. - I Sette Sacramenti di Filippo De Boni. - Tutti libri basati sulla ragione. Questi la persuaderanno a svincolarsi da false ed assurde teorie ed a credere le cose soltanto che percepite dai sensi, resi pi acuti, quando ce ne sia bisogno, dagli istrumenti fisici, ed aiutati dalle analisi chimiche, ponno soltanto diventare elementi di sillogismi, di deduzioni e di considerazioni veramente scientifiche, poich le cose che non impressionano i sensi o le facolt affettive non possono mai formare oggetto di logico esame da parte della mente, sono impossibili, non possono esistere che come aberrazioni, come sogni; e illuminata cos la mente, comprender quanto sia pi grande la natura in se stessa che formata e limitata all'arbitrio di un solo.
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Di Cristo.
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Le plejadi innumerevoli di martiri della libert, vennero fecondate dal sangue di Cristo.
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D. Chi fu Cristo?
R. Cristo per i cattolici fu ed  il figlio di Dio; mandato da esso a redimere il genere umano. Per il razionalista, Cristo fu il pi gran filosofo rivoluzionario del suo tempo.
Dopo la fondazione di Roma quasi tutto il Mondo conosciuto era in potere dei Romani; Galli, Greci, Germani, Egizii, Sciti, Etiopi, Indi, Ebrei, e tutti gli altri popoli confinanti con l'Impero Romano, erano tributarii di Roma; per cui, avendo comunicazione fra loro, ne venne una mescolanza d'idee religiose, una confusione, un miscuglio tale, che tutti i popoli ne vennero depravati e corrotti; superstizioni create dall'ignoranza generarono ogni sorta di mali e incagliarono vieppi il progresso morale. Fra tutti questi popoli, il popolo Ebreo, sperava sempre nella venuta del Messia, che siccome Mos aveva predetto, gli avrebbe liberati dalla schiavit e dalla tirannide da cui erano oppressi, tirannide che non avvertivano essere la conseguenza dei loro stessi vizii.
Fu in quel tempo che nacque Cristo - Cristo o Ges nacque in Nazaret verso l'anno 750, della fondazione di Roma, sotto il regno d'Augusto e fu soprannominato il Nazareno; il suo vero nome fu Josu nome comunissimo che fu alterato o cambiato con quello di Ges. - Esso era figlio del popolo; Giuseppe suo padre e Maria sua madre, erano artigiani, di carattere mite, tranquillo, al contrario di Ges che era di carattere ardente e di mente svegliata.
Egli si avvide dello stato miserevole, dell'umiliazione in cui era caduto il popolo Ebreo, e nella sua viva immaginazione pens rimediarvi; comprese per abbisognare molto tempo al suo progetto e molta sagacia; per ottenere pi sicuramente la rigenerazione morale, cred necessario adottare l'antica religione dei Patriarchi: ci stabilito, per meglio attuare il magnanimo suo proponimento, raccolse tutto il buono che trov nelle filosofiche dottrine dei Greci, degli Egizii e degli Indi e vi studi sopra fino ai trent'anni; indi, per meglio riuscire, si diede a credere per il Messia promesso dai Profeti, e con l'autorit che questo sotterfugio gli procurava, ridest, per quanto era possibile nella classe plebea la fiducia, la stima; ingentil le menti colla speranza di una ricompensa oltre tomba, si serv insomma della Religione per farli uniti, concordi, forti, e cos mettere un argine alla tirannide e conquistare compatibile libert. Egli si serv di tutti i mezzi che gli suggerivano le scienze d'allora, facendo ora da medico, ora da demagogo, ma pure sempre tenendo gli elementi della legge Mosaica. Egli insegn una legge eguale per tutti d'amore, di concordia, d'abnegazione, di giustizia dandone Egli stesso l'esempio; la sua dottrina fu sempre la libert delle anime e la virt: modesto, umile, mansueto, Egli si compiaceva di stare coi poveri e schivava ogni idea di grandezza.
Narrasi che, essendo in Galilea, quel buon popolo volesse farlo Re per forza, ed egli non potendo esimersi, fuggisse su di un monte e vi restasse solitario per molto tempo. Egli concep il bene, ne fu l'esempio e lo rese vittorioso fra gli uomini col proprio sangue.
L'amabilit del suo carattere congiunta ad un bellissimo volto lo rendevano affascinante; ed egli pot essere il pi gran rivoluzionario morale del suo tempo, come Giuseppe Mazzini lo  del nostro. Ges si serv delle parabole e della legge Mosaica perch erano l'unico mezzo in quei tempi per farsi comprendere dal suo popolo, Mazzini col suo Apostolato della Giovine Italia; Ges fu Apostolo di Emancipazione, Mazzini fu Apostolo di Unit, di Libert e affascinante come Ges, come Ges ebbe i suoi seguaci: Ges accusato d'ambizione e frainteso nel suo sublimissimo fine fu crocifisso come cospiratore; Mazzini, martire della sua idea di libert, fu condannato pi volte nel capo e pot solo seguitare la sua missione di amore, di fede, di libert sin' ad ora, perch pot in tempo esulare.
La legge promulgata da Cristo venne tramandata sino a noi, e fu sempre il raggio sublime di speranza, come l'idea di Mazzini d'uguaglianza e di libert andr ai posteri e sar fecondatrice e antesignana "per ora" dei Stati Uniti d'Europa.
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Della Religione.
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Il vero culto sta nei buoni custumi, nel fare il bene per il bene stesso.
Io venni a debellar tre mali estremi
Tirannide, sofismi, ipocrisia,
Trina bugia
Sotto cui tu, gemendo, mondo, fremi.
Tommaso CAMPANELLA.
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D. Che cosa  la Religione?
R. La Religione  il culto che si rende ad un ente soprannaturale; nei suoi effetti la Religione  l'antitesi della libert, dell'amore del prossimo.
Diversi furono i culti religiosi, e diverse perci le religioni. Gl'indiani adorano il Dio Brama, i Cinesi adorano il Cielo, i Persiani adorano gli astri ed il fuoco, i Caldei adoravano gli astri e il Dio Belo, gli Egizii, prima della venuta di Cristo, adoravano astri, animali ed eroi, i Greci adorarono i Dei dell'Olimpo, cio Giove Dio maggiore e tutti gli altri Dei mitologici, Dei minori; insomma innumerevoli furono e sono i culti osservati.
Io non mi soffermer a provare di tutti l'incongruenza e i danni arrecati dalle religioni, non parler n del Sabeismo, n dell'Islamismo n tampoco del Protestantismo che ebbe pure i suoi martiri; ma mi limiter ad analizzare e stigmatizzare il Cattolicismo, religione diffusa maggiormente in Italia, come quella che maggiormente ne inceppa il progresso, il benessere e la libert.
In principio il Cristianesimo pareva banditore di pace, concordia fratellanza, ma dopo breve secolo degener e il Dio dei Cattolici pi non fu l'agnello mansueto, ma il vendicatore il pi tremendo, per cui, come le religioni del passato, anche questa avendo per base il terrore, la paura, a vece di essere il conforto dell'Umanit ne divenne il flagello, la corruzione.
Col regno Cattolico si contamin il principio della credenza umana, si corruppe ad ognuno la norma del vivere sociale: fu la molla dell'ignoranza, l'indietreggiamento delle scienze, degli studii, l'ostacolo all'avanzamento di Patria, la tortura d'ogni dritto, l'inciampo a qualsiasi naturale sviluppo, la scuola di finzione, d'inganno, di tirannia, di persecuzione che condann l'umana societ alla schiavit, all'abbiezione, all'impotenza: ogni verit tramandata a noi dal filosofo Ges fu prostituita al Dio lucro, ogni sentimento di verit, di amore, di umanit immolato alla cupidigia dei banditori del Cristianesimo.
Stili, veleni, torture, carceri, esilii, roghi, massacri, inquisizione, spionaggio, furono i mezzi che adoperarono i sacerdoti cattolici a conservare la loro autocrata potenza.
In Roma il Governo della Repubblica dovendo assestare le scuderie dell'Artiglieria dentro la casa dell'Inquisizione, e aprendo un varco per collocarvi i cavalli, i muratori scoprirono un trabocchetto: la curiosit li spinse a seguitare, e scavando trovarono vesti ammuffite di antica foggia, appartenenti a quegli infelici che rovinati dall'alto vi erano periti di fame, o di ferite, o violentemente: vi rinvennero ciocche di capegli ed un bajocco di Pio VII denotante la epoca in cui quel soggiorno di tenebre era stato murato. Nelle prigioni moderne si rinvennero cuscini, coperte logore, tavolacci e vestimenta sparse di prigionieri che per morte avevano disertata la prigione: sandali, cordoni da monaca, canestrini con medaglie e crocifissi, calzette non terminate, un calessino da bimbi. In altri cortili sotterranei pendevano ancora le anella di ferro che servivano alla tortura; pi in l un coperchio quadrato di marmo mettente al disotto in un vadat in pace ove nessuna traccia di luce penetrava se non all'aprirlo che facevano per lasciarvi cader dentro il condannato che doveva morirvi di fame, di freddo, di terrore. Nei sotterranei delle cantine trovarono molta terra mescolata a calce, lungo le pareti trovarono degli incavi nei quali i condannati morivano sepolti vivi immersi in quella terra e calce fino alle spalle: in altre di queste nicchie si facevano morire lentamente di fame; il tutto si dedusse dalla posizione dei cadaveri popolanti quella eterna dimora e dalle diverse contrazioni, dai diversi moti convulsi pei movimenti supremi che dovevano aver fatti per liberarsi dalla tenacit della calce che serrava loro le membra: i cadaveri erano collocati per lungo vicino uno all'altro orizzontalmente; a molti scheletri mancava la testa e i teschi erano in altro lato a cataste. Potrei seguire per un pezzo a contristare gli animi con questo martirologio i cui frammenti ricavai da un articolo dell'Italia del Popolo pubblicato nel 1850, ove non credessi essere gi di troppo quello che citai, per chi voglia far uso della ragione; nullameno reputo non inutile seguendo sempre lo stesso articolo, di dire alcunch degli archivii ove sono contenute le opere che riguardano l'inquisizione, scritte nel senso cattolico e venute a cognizione del popolo allo stesso modo. In detti archivii  una raccolta completa delle opere perseguitate e messe all'indice con i documenti di tutti i delitti commessi dall'intolleranza cattolica; ivi si rinvennero edizioni di quanto scrissero i riformatori italiani i quali la maggior parte morirono esuli, o in carcere, o torturati, o fra le fiamme: di siffatte opere molte sono pure ignote ai bibliofili pi diligenti, poich bastava il solo averne una copia e non consegnarla al Santo Uffizio per subire la sorte degli stessi riformatori, dal che ne venne che l'arte tipografica fiorente abbastanza, venne abiosciata finch poi per legge di Paolo IV e Pio V e del Concilio di Trento dovette morire, gli stampatori o fallirono o furono ridotti a stampare breviarii. In altre cancellerie si scoperse il vasto organizzamento dell'Inquisizione, e come la politica e la religione si diano man forte: ivi si scorge l'immediata utilit della confessione, ivi esiste un registro contenente le rivelazioni delle donne sollecitate a peccare dallo stesso confessore: tutti i prelati, cardinali, nunzii apostolici, tutti i famigli, tutti infine,  evidente, hanno incarico di sorvegliare, scrutare, spiare quanto succede dal palagio all'abituro; nulla si ha di sacro, n il focolare domestico, n il giuramento, n il silenzio del confessionale, e prova manifesta ne sono le relazioni di un confessore, che portano in fronte le parole gi violate sotto segreto o confidenziale, che equivale lo stesso. Ivi pure si trovano lettere di vescovi piemontesi che parlavano di ribellione al governo di Carlo Alberto perch non voleva adattarsi alle massime del conte Solaro della Margherita; questo  un piccolo sunto della Inquisizione praticata in Roma; ora passiamo a vedere le vittime fatte da questa altrove.
In Ispagna le vittime dell'inquisizione fatte in nome di Dio e della religione, dal 1481 al 1808, ascesero a 340,951 delle quali 34,658 bruciate vive, in effigie 18,069 e alle galere e prigioni 288,244, e tutte queste senza esservi comprese le vittime fatte sotto il regno di Ferdinando VII, durante il quale pi di 100,000, patirono la prigionia, la galera, l'esilio, e senza contarvi quelle sacrificate, a mezzo di questo Tribunale nella Sicilia, nella Sardegna, in Fiandra, in America, nelle Indie. In Francia nel 1572, sotto la Reggenza di Catterina De Medici, la strage e carneficina di S. Bartolomeo diede oltre a 40,000 vittime in tutta la superficie e in nome anch'essa di Dio e della religione; n furono risparmiate vite preziose come quelle di Gerolamo Savonarola, Tommaso Campanella, Giordano Bruno, Giovanni Huss, Arnaldo da Brescia, Ugo Bassi, che tutte espiarono l'amore del vero, del bene dell'umanit, chi sul rogo, chi col capestro; e recentemente nel 1868 papa Pio Nono, a nuova sfida santificava, il famigerato Pietro Arbues, gi beatificato da Alessandro VII, nel 1664, quel Pietro Arbues che fu la jena sitibonda delle vittime del sant'Uffizio, imitando cos il papa d'allora che solennizzava la strage di San Bartolomeo, con il cantico del Te Deum. Basato cos il cattolicismo sul terrore polluto del sangue delle migliaia di vittime per esso sgozzate, assurdo nei suoi dommi, pure esso venne fino ad ora accettato, perch imposto come un balzello, accettato perch la paura imbavaglia la ragione e impedisce quindi la libert d'esame, cosicch i credenti non ragionando subiscono tutte le contraddizioni che il cattolicismo impone co' suoi dommi; che se il solo pensare a ragionare non temessero bastare alla eterna dannazione, molti troverebbero impossibile e illogica la religione cattolica; dietro libero esame i pi scorgerebbero come essa deprima l'istinto di sociabilit, come ogni affetto il pi santo venga infranto dalla egoistica speranza del premio eterno, come il santificare le indulgenze, il matrimonio, il battesimo, le agonie, i sacramenti tutti, altro non sia che un trovato indispensabile a pascere l'ozio, e l'infingardagine del clero; infine troverebbero impossibile essere Dio misericordioso, immenso, clemente, infinito, sommo e, ad un tempo, tiranno, vendicatore, barbaro, ingiusto. Allora questa religione che i pi seguono ai giorni nostri, in Italia s'abbatterebbe poich ognuno unirebbe in questa santa impresa a ci i propri sforzi; a questa subentrerebbe la vera religione del cuore, la religione naturale, che non inceppa il libero pensiero e lascia adito cos all'istruzione, al progresso, alle scienze.
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Del Battesimo.
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Di sacrate menzogne e riti strani
Tanta radice mise la semenza
Che ha generato fole e dogmi arcani.
VINCENZO MERLINI.
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D. Che cosa  il battesimo?
R. Il battesimo  l'aspersione di acqua previamente benedetta e salata, fatta sul capo del bambino;  il primo dei sette Sacramenti della Chiesa, quello per cui l'uomo entra e appartiene dippoi al consorzio cattolico. Questa iniziazione  il primo passo contro il razionalismo.
Presso i popoli primitivi l'acqua ed il fuoco furono sempre ritenuti come mezzi purificatori; nelle Indie, allorch s'impone il nome ad un fanciullo gli si scrive sulla fronte e quindi viene tuffato per tre volte nel fiume; i Greci ed i Romani lavavansi prima di entrare nei tempii o porgere sacrifizii ritenendo che le abluzioni tergessero dalle colpe e dal sangue; simili riti si incontrano anche nelle antichit americane; nel Jucatan il sacerdote versa acqua sul neonato imponendogli un nome, lo stesso rito  osservato nelle Canarie, solamente sono donne invece di sacerdoti quelle che lo compiono; i Messicani talvolta dopo il rito dell'acqua facevano finta di passare il bambino attraverso le fiamme, gli Ebrei come tutti i popoli dell'Oriente attribuivano all'acqua virt magica, religiosa, e l'uso dei lavacri  per essi antichissimo. Questa breve prolusione storica intendo serva a dimostrare come il Battista, da cui il Battesimo prese il nome, non facesse che dar maggior voga a queste aspersioni rituali diggi usate, riserbandomi a dimostrare come poi venissero tramandate fino a noi.
Circa l'anno 28 dell'ra nostra decimo quinto del Regno di Tiberio, soggiornava nel deserto di Giudea un certo Giovanni ora conosciuto dal mondo cattolico per San Giovanni Battista: Esso era di razza sacerdotale e fin dall'infanzia astretto da voti a certe astinenze: il deserto presso il quale era lo invogli ed Egli ne fece sua dimora; ivi vestiva stoffe di pelo di cammello e non si nutriva che di cavallette e di miele selvatico; Egli predicava il ritorno d'Elia profeta il quale verrebbe a ristaurare il popolo di Israello e lo imitava per farsi imitare e per avere ascendente e farsi considerare come l'uomo di Dio, cio l'Eremita: egli aveva attirato a s alcuni discepoli che vivevano come esso e ne ascoltavano riverenti la parola; l'affiliazione alla setta del Giovanni consisteva nel Battesimo o totale immersione nelle acque del Giordano gi ritenuta come dissi verso molti popoli, come simbolo di lavacro e penitenza e della quale lo stesso Giovanni si serviva non perch egli pure v'ammettesse tal virt, ma perch faceva impressione e preparava gli animi ad alte imprese.
Per quanto il centro della azioni del Battista fosse la Giudea, ben presto la fama di questo giunse alle orecchie di Ges che aveva gi raccolto un piccolo cerchio di proseliti; questi osservando che molti degli insegnamenti del Battista corrispondevano ai suoi e avendo d'altronde ancora poca autorit pens bene di conoscere il Giovanni e colla sua piccola scuola si port a lui.
L'umilt in Ges era distintivo, inoltre l'adesione completa alle idee del Giovanni era per esso pi utile, cosicch si fece battezzare da lui; alcuni dicono battezzasse pure i suoi discepoli e questi gli altri; fatto si  che il battesimo dopo di ci prese gran voga ed in breve tratto le rive del Giordano furono coperte di Battisti. Lo storico fondatore del Battesimo, come si vede,  il Giovanni, il Ges per esordiva nella sua via di riformazione con questo poich sapeva essere tenuto in conto di penitenza pure dagli Israeliti senza della quale non avrebbero questi ritenuta possibile la venuta del Messia. Parecchi anni dopo la morte dei due Maestri battezzavasi ancora, ma pi tardi verso l'anno ottantesimo questa cerimonia venne in lotta col cristianesimo in ispecial modo nell'Asia minore e pare perfino che lo combattesse Giovanni Evangelista: comunque sia allora il battesimo non esisteva che puramente a lavacri o immersioni, ma a poco a poco si aggiunsero altre pratiche superstiziose e lontane assai dal culto di Ges. Il simbolo di purificazione pi non bast e le acque naturali dei laghi e dei fiumi pi non ebbero, secondo i credenti, virt di purificazione se non dopo essere state scongiurate, esorcizzate, benedette; tuttavia il battesimo non fu aggiudicato di prima ed assoluta necessit se non dal Concilio di Trento che solennemente lo dichiarava indispensabile alla salvazione: d'allora in poi venne dal clero tramandato fino a noi e come tutti gli altri sacramenti imposto a dogma: esso fanatizz al punto di esserire che le migliaia di generazioni che furono prima di Cristo andarono irremissibilmente dannate, il solo battesimo cancellando il peccato originale, peccato che commise Adamo e di cui Dio si  serbato la non invidiabile facolt di vendicarsi su tutte le generazioni avvenire.
Non voglio dire che di sfuggito come sia cosa ridicola quella di un Dio il quale per placare se stesso e rinunciare alla vendetta si piacque procreare un figlio e farlo ammazzare; non torner a parlare del Battesimo, nei suoi effetti sociali e nella conseguenza che la credenza di questo sacramento di carattere tanto esclusivo esercita sull'individuo; n mi diffonder sull'obbligo del Battesimo, obbligo ora infranto merc la nuova legge prima della quale le pi orribili vessazioni e mostruosit succedevano a carico di chi non apparteneva al consorzio cattolico, ad esempio di che ricorder il ratto dell'Ebreo Mortara a tutti noto, ma mi soffermer a provare come questa iniziazione sia dannosa per coloro che ancora la praticano.
La nascita ora viene legittimata col puro atto civile, nondimeno i pi vengono anche battezzati dai credenti e dai non credenti; pochi hanno il coraggio delle proprie azioni, e qui sta il danno, perch cos intanto segue l'affigliazione al cattolicismo; il bambino poi battezzato, senza suo consenso, viene allevato nelle pratiche della Religione Cattolica ed una  conseguenza dell'altra, quindi fatto adolescente per coerenza si pensa a dargli la confessione e l'Eucarestia e tutto ci senza convinzione alcuna e senza che il giovinetto nulla comprenda; divenuto adulto quantunque abbia dei dubbi, e creda quasi a niente, pure l'uso di quelle pratiche esterne gli  divenuto quasi necessario per iscarico di coscienza e ove non sia per questi indispensabile al viver tranquillo, non ha a sua volta la forza, il coraggio di affrontare il parziale giudizio del mondo.  cos che quasi tutti seguono l'andazzo delle cose; che se al contrario si principiasse a tralasciare queste iniziazioni divenute ormai superflue, e venisse educato alla ragione, fatto grande potrebbe da se stesso attaccarsi a quel simbolo, a quell'idea che credesse pi conforme al suo giudizio e in tal modo invece di essere senza conforti, senza stima di se stesso, poco buono per il Dio dei cattolici e meno buono per la Dea Ragione sarebbe quello che veramente il cuore gl'ispirasse, ma il pi delle volte diverrebbe un vero razionalista utile a s e agli altri.
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Del Matrimonio.
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Poich ci non  bello, onta  il fermarvisi.
PLUTARCO.
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D. Che cosa  il Matrimonio?
R. Il Matrimonio  l'unione di due persone di diverso sesso fatta collo scopo di procreare ed educare dei figli: per la Chiesa  un Sacramento, quale Sacramento per il razionalista  una formula inutile, dannosa.
 facile comprendere che chi ha principiato coll'essere battezzato, appartenendo cos al consorzio cattolico, bene o male, credente o no, ne segue tutte le pratiche esterne e si sottomette a tutte le leggi ortodosse. Di tutti i Sacramenti quello del Matrimonio  il meno dannoso, non per questo per cessa di essere anch'esso assurdo ed inutile: dissi meno dannoso perch il prete  solo sorgente di lucro e non di scissione o spionaggio come la confessione, epper ne viene in ragione diretta che chi ha bisogno della cerimonia religiosa per legittimare l'atto civile, crede nella confessione, e credendovi si confessa.
Prima che in Italia vigesse il matrimonio civile pochi veramente avrebbero avuto il coraggio di unirsi in matrimonio con semplice atto notarile, giacch, quand'anche non avessero nutrito alcuna credenza religiosa, pure avrebbero avuto timore che gli artigli del prete giungessero a carpire quel poco che i figli potessero redare: ma ora che il Matrimonio civile  valida garanzia agli averi  una vergogna il vederlo il pi delle volte sanzionato col Sacramento, come che il Matrimonio senza la sanzione del prete fosse cosa contraria alla morale, alla decenza; morale e decenza che il prete non potrebbe con la sua benedizione far subentrare ove non fosse; che se al contrario  cosa in ordine di natura allora assolutamente non vi pu essere bisogno del suo concorso. Pu la benedizione del prete infondere amore ove non sia? mai no: a parer mio il prete non fa che sinteticamente permettere, sanzionare, benedire un supposto concubinato. I preti che non conoscono n affetti, n doveri per l'aridezza del loro cuore, la quale aridezza proviene dal non aver famiglia non possono ammettere un amore vero, stabile, razionale; l'unico amore che essi comprendono  l'amore fisico, cio, l'amore nelle sue manifestazioni sensuali, e in ragione appunto di queste interpretazioni essi hanno bisogno di un legame che lo perpetui e lo moralizzi: ma il vero amore, l'amore razionale che viene dall'omogeneit dei caratteri e del pensiero non ha bisogno di essere moralizzato colla benedizione poich lo stesso amore moralizza l'unione: ed infatti noi abbiamo moltissime prove di matrimonii fatti per forza, i quali non vennero menomamente moralizzati con la benedizione del prete e vissero e vivono vita scandalosa da ambe le parti, mentre all'opposto vediamo resistere, alla disistima del mondo affezioni d'anni e anni e arrivare persino colla loro intemerata condotta ed affetto a farsi stimare e rispettare(1). Il Sacramento del Matrimonio adunque, ripeto, a nulla serve.  cosa mostruosa che il Matrimonio debba essere considerato come una concessione, come un legame impuro che il prete purifica, rende santo. Tanta  la ingerenza che il prete pretende avere in questa concessione, che nelle nostre campagne esso spinge l'impudenza a tanto da farsi presso della sposa interprete della morale, dei costumi, della condotta che deve tenere nel maritaggio, onde con lo sposo non cadere nel peccato del sensualismo; e in questa ammonizione, in questa predica di morale, squarcia il velo santissimo del pudore della fanciulla, e intendendo di moralizzarla ne scandalizza, ne nausea la coscienza e ne acuisce gli istinti.
Questi sono i danni arrecati dal Sacramento del Matrimonio, evitabili per chi vuole col Matrimonio civile, che se  diggi un gran passo verso la civilt ed il progresso non  per tutt'ancora, e perch la civilt e il progresso sieno per ci che riguarda il Matrimonio all'apice,  necessaria una legge che autorizzi il divorzio ed allora la vera morale, il vero amore, il santissimo pudore saranno l'usbergo della moglie, la sincerit e il casto affetto, l'egida del marito e quindi la famiglia sar il santuario degli affetti puri e immacolati.
Molti sono quelli che contraggono matrimonio senza conoscersi, o per forza obbligati dai parenti, o spontaneamente con simpatia ma senza esperienza; in ognuno di questi casi, per quanta santit di pensieri nutra la donna, e per quanta buona volont abbia l'uomo  possibilissimo che la disparit d'idee, o d'educazione riesca a che difficilmente possano trarre una vita tranquilla; in tal caso il matrimonio diviene un vero inferno le di cui torture insopportabili da ambe le parti, riducono i contraenti a cercare altrove quei conforti che appunto speravano trovare nel matrimonio. Allora la famiglia trascurata dalla madre, impoverita il pi delle volte dal padre, demoralizzata dal cattivo esempio d'entrambi, cresce senza amore, senza doveri, senza seriet, senza virt alcuna, che cos non sarebbe se una legge previdenziale, come  quella appunto del divorzio, permettesse in Italia come negli Stati Uniti, ad ambe le parti di potersi dividere; dippi, siccome la continuit di qualsiasi cosa, genera il pi delle volte stanchezza, assai facilmente si prova questa nel matrimonio per l'obbligo della consuetudine; che se il matrimonio non legasse indissolubilmente, molto meno graverebbe e sarebbe osservata.
Facciansi voti adunque perch presto si convenga anche in Italia dei benefizi di questa nuova legge e venga quindi adottata per moralizzare veramente il contratto civile; ma frattanto profittiamo almeno di quel poco progresso che ci  permesso: svincoliamoci e per sempre da falsi principii che immiseriscono lo spirito.  coi matrimoni d'adesso che principia a sorgere una nuova generazione pi istruita, meno bigotta; il matrimonio adunque sia il primo atto d'indipendenza morale e conseguentemente la nascita dei figli non sia affermata anch'essa che con un puro atto civile e l'educazione di questi sia pure basata sulla ragione: facciasi senno una volta: molti sono quelli che pi non credono alle ciurmerie della Chiesa eppure chi per non disgustare i parenti, chi per timore di perdere l'eredit, chi di perdere l'impiego, chi per non avere il coraggio delle proprie azioni, tutti o per forza, o bestemmiando pur seguono la corrente. Cos facendo non si perviene mai a stabilire la base del vero e persuadiamoci che il vero ed il buono non  possibile stabilirli senza alcun sacrifizio. Il sacrifizio delle sostanze, qualche rimprovero, qualche censura valgono bene la soddisfazione, la coscienza di essere uomo.
 Della Confessione
Quest'impostura ell' fatta s ardita
Ahi per l'ignavia della schiatta umana
Che nei suoi vecchi error giace sopita.
VINCENZO MERLINI
D. Che cosa  la Confessione?
R. La Confessione  l'esposizione al sacerdote delle proprie colpe, mediante la quale, al detto dei teologi, l'anima si purifica e vien perdonata da qualsiasi delitto: per i razionalisti la confessione  la corruzione,  lo spionaggio. Se noi vogliamo che alla religione cattolica subentri la religione naturale, prima cosa da farsi  il persuaderci, osservando pr e contro, essere la confessione dannosa, dico persuaderci perch nulla  duraturo e ben fatto senza convinzione: e infatti molti da giovani sono quelli che tralasciano d'andarsi a confessare, seguitando per sempre tutte le altre pratiche religiose; ci per non tralasciando, che per dare senza censura alcuna, libero sfogo al libertinaggio, al vizio; ma divenuti, che sieno vecchi, non avendo avuto convinzioni, noi li vediamo ritornare pi bigotti di prima; morenti il confessore impossessarsi di loro ed allora appunto profittare della loro debolezza fisica, della loro coscienza turbata, e a forza di paure d'inferno e purgatorio e gioje di paradiso, vendicarsi del temporario abbandono, rendendone l'agonia spaventosa ed estorcendone gli averi devoluti alla famiglia; per cui il tralasciare una credenza religiosa senza convinzione, ripeto non  n utile, n ben fatto: a convincersi non  necessario altro che voler ragionare, esaminare, esser logici. Ci posto devesi riandare la storia del Cattolicismo: essa ci dimostrer come prima del Concilio di Trento non esistesse il Sacramento di Penitenza, ma bens come da detto concilio venisse iniziato e sancito a domma; vero  che fu asserito dal Concilio che la Chiesa Universale avesse praticata la confessione sin dai primi secoli dell'Era nuova, ma ci  falso poich la Chiesa nei primi secoli giammai pratic la Confessione e Cristo stesso ci dimostr con l'esempio di non abbisognare di questa per perdonare alla donna adultera; stabilito cos adunque e provato come la confessione non sia stata instituita, n praticata da Ges, credo bene osservare alcuni dei maggiori danni che essa apporta.
La confessione venendo stabilita necessaria anch'essa per la salvazione, costituita con leggi di rivelazione, orpellata col segreto e la misericordia del cielo venne accolta dai credenti, come il supremo dei beni, senonch invece di servire a morigerarne i costumi, essa contribu a depravarneli e distruggere ogni legame di famiglia, a conturbare le deboli menti, a violare il pudore e manomettere ogni sentimento di dignit, di affetto, di religione del cuore; e infatti come doveva essere altrimenti? Chiunque abbia tendenza a mal fare invece di astenersene per il pensiero di doversene confessare, questo deve necessariamente essergli arra a tutto permettergli, poich tutto la confessione assolve: famiglie rovinate, cattivo esempio, condotta immorale, frode, stupro, delitti, tutto; essa  panacea al rimorso e cos la corruzione, poich tristi e cattivi vivono confidenti che una buona confessione basti a guadagnare il Paradiso e dicendo di pentirsi non si pentono mai; si mantiene cos una societ di tristi cui nulla ripugna, tutto  permesso, ogni legame viene infranto, poich il padre, la madre, il figlio, il marito, spariscono all'altare di penitenza, poich nulla devesi occultare al ministro di Dio, se la confessione deve sortire efficacia; e d'altronde perch occultare cosa alcuna? non  dal penitente ritenuta per segreta? Ed ecco come congiure, misteri di famiglia vengono rivelati in buona coscienza al ministro di Dio che altro infatti non  che un organo di polizia segreta(2).  noto come i Padri Gesuiti avessero i confessionali di sacristia posti in modo che da dietro una sottilissima parete venivano udite tutte intere le confessioni e innumerevoli sarebbero i fatti mostruosi che potrei addurre, ma che la brevit di questo lavoro non mi consente: in proposito solo osserver come le vittime cruente dell'Inquisizione furono la maggior parte sgozzate perch cadute in potere di quel tribunale di terrore, a mezzo dello spionaggio praticato dalla confessione: nulla ritiene la mente spaurita dalle pene dell'inferno, dal parlare; niun affetto, niun vincolo  valevole e specialmente se donna: il pi delle volte ignorante, questa non ha coraggio, volere davanti l'autorit del confessore che ritiene come Dio; da questo interrogata svela le pi segrete cose, i misteri intimi del maritaggio, i segreti pi reconditi del cuore, tutto quanto non isvelerebbe al proprio marito, tanta  la confidenza, la fiducia che ripone nel confessore: n ci  tutto; la confessione dissi conturba le deboli menti collo spauracchio della eterna dannazione, che il confessore si studia di pingere coi colori i pi orribili, e lo sostengo: molte sono le vittime colte da mana religiosa(3), che ove non arrivino alla demenza giungono per sempre all'ebetismo: la confessione dissi viola il pudore di fanciulla e lo ripeto con cognizione di causa; possono esservi delle eccezioni, ma regola generale, la giovinetta vergine d'idee, portata al confessionale ne ritorna spudorata, angosciata, scandalizzata e con tendenze che neppur essa sa definire. Ecco alcuni dei danni arrecati dalla confessione.
Ma  possibile mai, che persone colte possano credere che qualunque peccato o delitto venga rimesso a mezzo della semplice esposizione delle proprie colpe? Questo  quello che io sottopongo allo scrutinio delle coscienze le pi timide. Mai no, neppure i credenti possono supporre un Dio s fantoccio; e poi se veramente la confessione avesse tale efficacia in allora il numero dei prescelti dovrebbe essere infinito e non minimo come dice la Chiesa, perch chi mai non si pentirebbe davvero morendo?
Ma cos non pu essere, cos non ; la confessione,  duopo ci persuadiamo, non toglie il mal costume ma lo fomenta. Persuasi per che la confessione  uno dei sacramenti dannosissimi, inutile,  necessario sentire in s la coscienza del bene, esaminare se stessi, migliorarsi, ma non per la paura dell'inferno e del purgatorio, o per la speranza del Paradiso, ma per avere la soddisfazione di se stessi: fatto il bene, quand'anche volessimo supporre, un Dio non potrebbe mai essere scontento di noi.
 Delle Indulgenze.
Fatto v'avete Dio d'oro e d'argento
E che altro  da voi all'idolatra
Se non ch'egli uno, e voi n'orate cento.
DANTE.
D. Che cosa sono le indulgenze?
R. Le indulgenze, sono cambiali tratte dai preti su Domineddio e da lui pagabili a vista in tanta beatitudine di Paradiso.
La Chiesa ha influenza preponderante nei decreti di Dio, anzi la legge dell'altra vita, merc le indulgenze, dipende assolutamente dal Papa.
Le indulgenze al detto della Chiesa hanno valore di mitigar la pena in virt del fervore, e in mancanza di questo la Chiesa tiene conto delle pratiche che crede opportuno prescrivere: merc delle indulgenze e secondo i bisogni che ha di servirsi di queste, la Chiesa libera da ogni colpa e assicura, vita durante, un posto fra i beati, salva per sempre dal Purgatorio, assolve da tutti gli eccessi, peccati, delitti che si sieno potuti commettere, per quanto grandi possano essere, lava tutte le macchie d'infamia, rende mondi come all'atto del battesimo, spalanca le porte del Paradiso. Questo all'incirca  il sunto che io ho tratto da una lettera d'indulgenze pubblicata nella Storia della Riforma da Merle D'Aubign.
Chiunque, anche per poco, voglia essere ragionevole, cio pensare, non potr a meno di restarne scandalezzato; anche l'essere il pi credente il pi religioso, non pu non sentire ripugnanza nel dover accordare pi potere al Pontefice che a Dio stesso: eppure il potere supremo di Dio, da cui tutto fanno dipendere, in questo caso  evidente, non ha pi preponderanza, poich qualunque siasi il delitto commesso e per quanta voglia possa avere il buon Dio di cacciare il peccatore nel baratro dell'inferno, bisogna ad onta della sua onnipotenza, che si rassegni davanti una bolla del S. Padre. Il credente nelle indulgenze non pu adempiere in vera coscienza e con convinzione il precetto del cristiano, non avrai altro Dio sopra di me, dal momento che deve credere essere in certi casi pi potente il Papa di Dio stesso.
Questi contro-sensi, non possono passare inosservati che dai creduloni e dagli ignoranti, ed ecco appunto la ragione per cui il clero ebbe la finezza di accrescerne ognor pi il numero: n ci  ancor tutto, le indulgenze si pagano, sono mercanzia che si vende al maggior offerente e ve ne ha per tutte le borse di pi qualit, di differenti prezzi; indulgenze semplici, indulgenze plenarie e remissione di tutti i peccati, indulgenze in articulo mortis, ed altre, di modo che si paga per andare in Paradiso come si paga per andare al Teatro, colla differenza per che gl'Impresarii dei Teatri in cambio del denaro che loro si sborsa, danno diletti reali, mentre i preti non danno che giaculatorie; il prete vende il Paradiso, il quale, quand'anche esistesse non sarebbe cosa sua e questa  una frode, una truffa, per la quale il codice penale delle Nazioni Civili, dovrebbe avere, come per le altre, una punizione.
Alcune volte poi non si richiedono dalla Chiesa denari per accordarle ma spionaggio, ma cattive azioni che devono per sempre fruttar loro denaro e che fanno commettere da qualche idiota di buona fede che merc questo talismano,  capace di correre ad uccidere persino il proprio padre; nella dottrina di Stefano Fangundes, Fiori dei casi di coscienza decisi dai Gesuiti,  detto essere dovere dei figli cattolici, "di accusare i propri genitori se affetti da eresia, d'incredulit, ancorch sapessero che per tale motivo questi verrebbero bruciati vivi, e se padre e madre cercassero stornarli dalla cattolica fede non solo potrebbero rifiutare ai genitori il nutrimento, ma ben anco giustamente ucciderli senza peccare"; tali sono le dottrine della Chiesa, essa distrugge ci che la stessa natura ha conservato nelle belve, giacch noi le vediamo amarsi, nutrirsi, difendersi fra loro.
A sbandire una volta e per sempre ogni idea di benefizio che le indulgenze potessero avere, devesi osservare: primo la parzialit di queste, non potendone avere che chi ha denari da comprarne, secondo la immoralit di cui sono fornite della quale ne abbiamo eziandio ampia dimostrazione nel brigantaggio che tanto ha devastato la parte meridionale dell'Italia, dove ogni brigante aveva in tasca una medaglia, un salvacondotto e un libretto d'indulgenze accordato da papa Pio IX, questa  storia contemporanea che niuno potr contraddire. Le indulgenze adunque sono dannose alla morale, come la confessione, e come la confessione fomite a mal fare, e tutte quelle persone che vi presteranno fede non avranno mai la coscienza del bene. Siamo adunque ragionevoli, io non pretendo che di sbalzo il credente divenga razionalista puro, ma sia uomo, si ponga a ragionare, a esaminare le dottrine della Chiesa, l'ordine di natura, se stesso, i suoi doveri. Da questo esame se coscienzioso, sono certa ne risulter la sua redenzione morale.
 Dell'Inferno.
Per me si va nella citt dolente
Per me si va nell'eterno dolore
Per me si va tra la perduta gente.
DANTE.
D. Che cosa  l'Inferno?
R. L'Inferno  per il credente, il luogo dove con eterni tormenti vengono puniti i peccatori, e quindi per i credenti  l'immagine continuata del terrore.
L'Inferno per la Chiesa  uno degli argomenti di maggiore importanza, esso affila la superstizione e d potenza alla casta sacerdotale; ai tempi degli antichi Profeti tutti dipinsero l'altra vita secondo il loro interesse e secondo le abitudini del popolo che intendevano di governare, e per meglio riuscire nel loro intento quasi tutti ammisero l'inferno e ciascuno lo dipinse a suo modo studiandosi di farlo pi orribile che fosse possibile onde il popolo, dominato dalla paura, fosse governabile come un branco di pecore; la Chiesa cattolica, oltre allo stabilire essa la eternit delle pene, volle a sua volta descriverle, e ci facendo, accrebbe la dose; colle orribili pitture che essa seppe trarne, riusc ad incutere nelle deboli menti tanto terrore da crederne il baratro spalancato solamente per il solo pensare di ragionare, e questo appunto voleva la Chiesa perch appunto in questo era ed  la pietra angolare del cattolicismo; temendo di pensare, e quindi non pensando  impossibile svincolarsi dalla Chiesa e perci approfittando di tutti i vantaggi che da questa paura ad essa derivavano, divenne mostruosa al punto di sconvolgere perfino la mente dei credenti.
L'onorevole Mauro Macchi in una lettera inserita nell'egregio Romanzo Sociale di Luigi Stefanoni, l'Inferno, dice di aver fatto in giovent alcuni studi sulle malattie mentali, dopo dei quali fattosi per molti mesi frequentatore di uno dei pi popolati manicomii di Milano, ebbe a persuadersi che "la paura del diavolo e dell'inferno era frequente cagione di una fra le pi tormentose ed insanabili specie di pazzia".
Con l'inferno la Chiesa ridusse le deboli menti a supporre un Dio vendicatore, sanguinoso che non pensa e non stabilisce altro che pene e atroci tormenti, invece di un Dio d'amore, di mansuetudine; le anime dei dannati, dice essa, alcune bruciano di un fuoco violento, altre immerse in caldaie di zolfo, pece, piombo a cui i demonii tanagliano le carni, altri sono gettati in un lago di sangue putrefatto, altri contorniati da serpenti che li mordono del continuo, altri gelano, altri hanno fame e sete e l'arida sabbia e il piombo liquefatto sono loro nutrimento e bevanda, e mille altri tormenti che qui non riporto, ma che son tutti descritti dai Santi Padri in tutti i libri ascetici del medio Evo(4) e tutti questi tormenti, durati in presenza e a somma compiacenza e ordinazione di Dio, non solo dai cattolici miscredenti, ma secondo la sua dottrina, anche da tutti coloro che non appartengono al consorzio cattolico.
Se tutti fossero tanto deboli da credere simili panzane lo sgomento universale giungerebbe a tanto che il mondo si convertirebbe in breve in una tomba di viventi anacoreti, che non aspetterebbero altro che morire per torsi dalle pene della paura dell'eternit dell'Inferno, pene che al detto dei preti  cosa difficilissima l'evitare, bastando per meritarle un sol dubbio. Ma per fortuna se molte sono le menti infiacchite dalle pratiche ascetiche, molte sono pure quelle che procurano di portar la luce nella tenebria eclesiastica e giungeranno spero, cos a far osservare che la eternit delle pene considerata giuridicamente e moralmente  una mostruosit inconcepibile, e a forza di lavoro unanime, concorde, riusciranno almeno a che la giovent novella ponga in luogo del terrore che abrutisce rende vili, poltroni, buoni da nulla, spregievoli, la fede nell'amore del bene e forse riusciranno pure a convincere qualcuno degli odierni credenti, che non pu esistere un Dio vendicatore desideroso di stragi e tormenti, ed allora meno atterriti e dimenticando la paura dell'Inferno, troveranno forse anche incoraggiamento a maggiormente progredire, che se nella soddisfazione di loro stessi in ci provata, nell'intima convinzione del bene operato, senza spauracchio alcuno, potessero sbandire ogni credenza religiosa per divenire veri razionalisti, quel giorno avrebbero salito l'ultimo gradino, per ora, della civilt sociale.
 Del Purgatorio.
O voi che avete gl'intelletti sani
Mirate la dottrina che s'asconde
Sotto il velame degli versi strani.
DANTE.
D. Che cosa  il Purgatorio?
R. Il Purgatorio  quel luogo dove i peccatori, che non ebbero danaro sufficiente da propiziarsi Dio col mezzo dei preti, espiano le colpe non gravi: per il razionalista  un'invenzione agevole alla Chiesa onde vuotare l'altrui borsa a proprio conto.
Come l'Inferno, il Purgatorio  una mostruosissima invenzione della Chiesa, illogica essa pure come le altre tutte. Nel Purgatorio si entra, al detto dei preti, per le proprie colpe e non si sorte che a mezzo delle preghiere altrui, talch se niuno avesse il tempo di pregare, il Dio buono, misericordioso, per l'omissione altrui lascerebbe in tormenti eguali a quelli dell'inferno tutte le anime purganti; l'incongruenza di ci parmi diggi tanto evidente da rendere inutile il soffermarmi a pi chiaramente dimostrarla, e inoltre anche ci facendo i cattolici mi osserverebbero come appunto per ci la Chiesa si offra per mezzo di preghiere e messe a suffragare le anime, il che ammessa per ipotesi, l'incongruenza sopradetta potrebbe essere dai cattolici di buona fede creduto ove a far pregare non fosse necessario pagare.
Il mercimonio che la Chiesa fa delle cose cos dette sante,  tanto turpe, tanto spudorato che non pu a meno di scandalizzare e illuminare ad un tempo chiunque voglia essere ragionevole; e infatti non dovrebbero essi se veri e disinteressati ministri di Dio pregare, dire messe, tridui senza alcuna mercede? Ma cos non , che il povero che non abbia mezzo alcuno, dalla Chiesa non ottiene nessun suffragio, e le messe dette in sollievo delle anime non solo si pagano ma sono pi o meno proficue in ragione del come si pagano, e gli offerenti disgraziatamente non mancano; n ci pareva bastante alla Chiesa avida non mai sazia di denaro, che essa arriv persino a fare delle lotterie di messe a benefizio delle anime purganti; n si creda ch'io esageri. La Chiesa fece una lotteria che chiam Lotteria della Passione, quelli che ne ebbero i grossi lotti ricevettero l'uno una croce l'altro, una scala, questi i flagelli, quegli una corda (J. A. S. Collin de Plancy, Anecdotes du dixneuvime, sicle, Histoire des lotteries extrait du Souvat, tom. troisime a Munster 1864).
Due preti cattolici hanno stabilito una lotteria fatta in modo che i vincenti hanno diritto a un certo numero di messe in suffragio delle anime loro dopo morti, detta lotteria frutt loro pi di quattromila talleri (15 mila franchi all'incirca (Gazzetta di Augustenb). Nel convento di San Francesco al Messico, tutti gli anni nella vigilia dell'ottava dell'Ascensione usano fare una lotteria di messe da recitarsi nel giorno seguente secondo l'intenzione delle anime che hanno guadagnato i lotti (Sicle, 3 settembre 1864.) Di tal modo la vita avvenire  giuocata all'azzardo; n ci basta: in Francia fu fondato da parecchi membri del clero parigino l'Eco del Purgatorio, foglio religioso settimanale, il quale si proponeva di agevolare la trasmissione delle messe; per 6 mesi 20 copie di giornali, numero 50 messe, e dopo tutto, debbo osservare a somma edificazione dei credenti, come in Roma siano istituiti tre Tribunali ecclesiastici che hanno mandato e autorit di assolvere coloro che non avessero celebrate le messe diggi pagate, ed ecco che i credenti in buona fede vengono abbindolati, e fidenti che le anime dei loro morti, o le proprie, possano essere salve mediante le altrui preghiere neppur queste vengono fatte da coloro che sono pagati per pregare: tutto  frode, tutto  menzogna, tutto  impostura nei cos detti ministri di Dio, e nondimeno tanta  la superstizione che hanno saputo creare, l'ignoranza che hanno fomentata che vivono alle spalle altrui preti, monache, frati, e tutta la gerarchia ecclesiastica, sentina d'ogni vizio il pi esoso, pasciuto dall'ozio, dall'infingardaggine, dalla cupidigia; e mentre non si ha talora il coraggio di sollevare dalla miseria, dalla prostrazione una famiglia che potrebbe accrescere il lustro alla propria Patria, si profondono denari nell'obolo di S. Pietro, nella erezione di Chiese, il tutto a mantenimento di vagabondi: cresce cos la mala pianta religiosa invece di essere sradicata per non mai pi germogliare, cresce in vigoria, feconda, gira, s'abbarbica come l'edera e come questa sugge e avvizzisce la vita e lo sviluppo delle tenere piante, la religione cattolica avvizzisce, snerva le menti, e il libero pensiero cos diviene inceppato da prima soffocato, strozzato di poi, al punto che l'uomo invece di essere una creatura ragionevole e degna della natura da cui fu creata, diviene un essere spregievole, inutile e molte volte dannoso.
 Del Paradiso.
Timeo Danos et dona ferentes.
D. Che cosa  il Paradiso?
R. Il Paradiso, secondo il cattolicismo,  il quartiere generale di Dio e del suo stato maggiore, di Angeli, Serafini, Cherubini, ecc. nel quale coloro che hanno esercitato le virt cristiane godono di contemplare sempre Dio e sempre ascoltare il coro degli Angeli; razionalmente si pu definire l'immobilit divenuta legge dell'Universo.
Dopo avere ideate le pene del Purgatorio e i tormenti interminabili dell'Inferno per punire i peccatori, era inevitabile conseguenza dovere la Chiesa creare un premio per i buoni, e questo lo trov acconcio nella frottola del Paradiso. Mos promise per premio una lunga vita, la Chiesa Romana cre la vita eterna e la eterna contemplazione di Dio, ogni bene, senza alcuna sorta di male; epper siccome  troppa e somma felicit, cos il Paradiso fu il privilegio di pochi. Non tutti i cattolici e tra essi nemmeno tutti i buoni vi entrano, ma quelli soltanto che non avranno avuto mai alcun dubbio sulle verit insegnate dalla Chiesa, quelli che sempre scrupolosamente avranno adempito a tutte le pratiche, creduto a tutti i suoi dogmi, escludendo cos i bambini senza battesimo e quelli che non fossero morti con tutti i sacramenti della Chiesa anche involontariamente. Niuno dicono, potr entrare nel Paradiso, avesse pur dato l'esempio delle pi sublimi virt, se non veramente credente nella Chiesa romana; ora siccome per credere a tutte le sofisticherie e contraddizioni di questa bisogna essere privi di buon senso, o di poca chiara intelligenza, ne vien di conseguenza che Dio popoler il suo Paradiso di semi-imbecilli e il di cui numero sar pure molto ristretto: qualcuno obietter che vi sono ingegni e colte menti che non isdegnano appartenere alla Chiesa cattolica, ma io soggiunger loro che ove questi volessero discendere nella propria coscienza neppur loro vi troverebbero la vera convinzione delle dottrine che praticano e sostengono; in altri poi l'abitudine  il primo movente, hanno imparato a credere ed agire di conseguenza e cos seguitano, che se alcuno gli facesse qualche osservazione sull'errore che li circonda non lasciandoli finire e imponendogli di zittire, rispondono non guadagnar nulla nel cambio, non essergli permesso l'investigare, bastare la sola fede a salvarsi ed essere loro religione quella dei padri loro; che ove tentassero di svincolarsi dai pregiudizi che li circondano la poca capacit intellettuale deducibile dalla risposta, e i principii succhiati col sangue, ne renderebbero impossibile la riabilitazione. Altri poi, e sono i pi, e fra questi insigni intelligenze, credono in Dio, cio in una forza sovranaturale regolatrice di tutta la natura, e questa la chiamano Dio, o l'essenza del bene, ma questi non credono menomamente nella Chiesa Romana che anzi la combattono ad oltranza perch la negazione assoluta d'ogni libert: ripeto adunque, il numero degli eletti riuscirebbe ben minimo e di poveri di spirito.
Io non entrer a confutare punto per punto la dottrina metafisica del Paradiso sarebbe troppo lungo e noioso; tralascer il domma della risurrezione della carne in cui l'alterazione della materia durante il tempo che dovrebbe trascorrere prima del giudizio finale, renderebbe impossibile il ritrovo di tutte le materie a noi appartenenti, n mi occuper dell'impossibilit di un Paradiso limitato davanti l'infinit decantata di Dio, n delle pene che devonsi vedere soffrire ai reprobi e n tampoco dell'impossibilit d'un Paradiso, dacch gli studi sulla fisica dell'Universo ci dimostrarono la nostra terra essere rotonda e innumerevoli, infiniti i mondi nello spazio, per cui la volta del cielo o coperchio, dove al detto dei teologi dovrebbe trovarsi il Paradiso, pi non esiste, ma bens sulla immobilit di tutto il creato, come quella che per me sia la pi ridicola, la pi assurda.
Il mondo, la di cui progressiva formazione ascende a tale quantit d'anni da non averne finora potuto rintracciare il principio, il mondo che contiene in se stesso la forza e la materia da cui fu procreato, dovr sparire tutto d'un tratto, completarsi tutto in un immenso vuoto, privo di luce, di calorico, gas, mollecole, tutto insomma onde essere sempre vuoto; ma i teologi comprendendo essere impossibile il persuadere simile paradosso non ammettono la sbalordente decrepitezza della terra e come ce la figurano formata per volere di Dio, organizzata da Dio, moventisi per volere di Dio, cos dicono, Dio la ferma mediante un atto della sua onnipotenza: e perch? la ferma per starsene ozioso a contemplare il suo piccolo cerchio d'elette mummie? o forse per la stanchezza che sente nel dover regolare tutte le cose che ogni giorno accadono? E in verit avrebbe di che stancarsi davvero se si potesse supporre che il pi lieve sussurar di vento o il pi grazioso canto d'uccello venisse regolato da impulso divino; ma dopo tutto, come mai potr Egli adattarsi dopo tanto continuato lavoro a vivere nella estrema, eterna immobilit? Non si stancher mai, mai e poi mai?  cosa da impazzire, e d'altronde non pu venir meno a se stesso, quindi con tutta la sua onnipotenza dovr forse un giorno essere costretto a bestemmiare di essersi menomato e vincolato il suo libero arbitrio, di non essere in poche parole pi Dio.
Queste sono anomalie tali che non si possono, non si devono credere a meno che non si abbia desiderio di vilipendere, immiserire la pi bella creazione finora della natura, l'uomo, concludo. - Il Paradiso  un trovato della Chiesa, come gli altri tutti, utile a perpetuare la superstizione, la paura, il bigottismo, l'ignoranza e quindi il cattolicismo prima delle piaghe sociali: come dissi nella Religione. Il Paradiso, il Purgatorio, le indulgenze, i miracoli, i sacramenti tutti, la creazione, sono invenzioni della Chiesa, fiabe, che coloro che amano il benessere del loro simile devono tutti concorrere alacremente a confutare, secondo le proprie forze, onde abbattere l'idra dalle cento teste le Religioni, che non servono che a tenere i popoli demoralizzati, schiavi, manomessi e alla idea religiosa di Dio e delle sue leggi deve subentrare l'idea grandiosa della natura regolatrice di tutte le umane forze e di Essa pure seguire le leggi che sono leggi d'amore e di uguaglianza per tutti.
 Dell'Anima.
 ormai passato il tempo in cui s'immaginava essere lo spirito indipendente dalla materia. Ma ci allontaniamo altres da quello in cui si credeva che lo spirito fosse degradato per ci che esso non si manifestava che nella materia.
MOLESCHOTT.
 per cervello che noi ci eleviamo dalla materia allo spirito.
TUTTLE.
D. Che cosa  l'anima?
R. L'anima  lo sviluppo progressivo del cervello o il percepimento delle idee che per questo succede.
L'intelletto  una delle qualit che rende l'uomo superiore agli animali epper l'intelligenza anche nell'uomo non si sviluppa che per gradi, crescendo, e per mezzo di sensazioni e di educazione; a persuaderci di ci noi non abbiamo che ad osservare un bambino appena nato, il quale non ha neppur il sentimento di esistere: solo crescendo a poco a poco noi lo vediamo capace di ricevere impressioni, di ricordarle, collaudarle ed estrinsecarle per mezzo della parola, e secondo che l'educazione  pi o meno ricercata, noi vediamo svilupparne l'ingegno, divenire un uomo e qualche volta un genio; che se questo bambino invece di essere cresciuto sotto gli occhi di vigili parenti e culti maestri fosse stato abbandonato in un carcere o in una foresta, esso nonch pensare saggiamente, non saprebbe esprimere che dei suoni gutturali, non avrebbe nessuna idea di decenza, di buono, di bello e non sentirebbe altri bisogni che quelli istintivi di natura, e la sua intelligenza o capacit non sorpasserebbe per nulla quella di un animale. Cotesta intelligenza che si sviluppa progressivamente non potrebbe acquistarsi senza il cervello, ed  appunto in ragione di questo minimamente sviluppato e rassodato che noi vediamo il bambino esser tardivo a percepire le idee, come nei vecchi un decrescimento dell'intelligenza in ragione pure della atrofizzazione o rimpicciolimento prodotto in questo dagli anni. Pi il cervello  sviluppato, cio in maggior quantit, proporzionatamente sempre al peso di tutto il corpo,  maggiore pure l'intelligenza sia negli animali come negli uomini: i cretini e gl'idioti, sono tali perch il loro cervello  meno voluminoso, e il negro pure di tarda intelligenza e ordinariamente di bassi istinti ha ancor esso il cervello in proporzione pi piccolo dell'europeo: insomma il cervello  l'organo per cui si percepiscono le idee,  l'organo del pensiero, anzi, la sede esclusiva dell'anima; il pensiero  quanto vi ha di pi grande:  l'anima. Anima  un nome astratto valevole a definire un complesso di funzioni interne sconosciute; presso gli antichi anima valeva ad esprimere molte cose pi o meno differenti, come l'immaginazione, la fantasia, il pensiero, la facolt d'intendere e ricordare, il volere e il non volere. Quest'anima nei bambini  cosa puramente meccanica, per crescendo il bambino, le sensazioni cominciano a formare le idee elementari, quindi l'anima manifesta un po' meglio le sue propriet; la memoria si manifesta per la prima, indi l'intelligenza pure si manifesta proporzionatamente alle sensazioni che il bambino accoglie e al modo con cui le accoglie; cos si formano le prime manifestazioni del pensiero che  quanto vi ha di pi grande, di immortale; pensando si modificano talvolta gl'istinti meno nobili, pensando ci formiamo un criterio e una linea di condotta, pensando ci perfezioniamo. Il nostro corpo si trasforma e cessa di vivere, ma il pensiero, e con questo le opere nostre, a noi sopravvivono e la nostra anima l'io diviene veramente immortale.
Chi pu negare l'immortalit dell'anima trasfusa nel pensiero della Divina Commedia di Dante? Chi pu negare l'immortalit dell'anima trasfusa nello scalpello del divin Michelangelo? E non  forse l'anima di Ugo Foscolo che aleggia intorno a noi nell'immortale suo cantico I Sepolcri? Non  forse lo spirito di Leopardi che si trasfonde a noi leggendo le sue poesie, specialmente - Amore e Morte? E non  il pensiero di Mayerber che noi indoviniamo nelle sublimi sue melodie? E Alfieri e Monti, Manzoni e Parini e tutti quanti, quei sommi che illustrarono la letteratura, la scienza, le belle arti, non hanno trasfusa a noi l'anima loro immortale?
Il solo idiota muore; persuadiamoci di questa gran verit: buoni o cattivi, mediocri o malvaggi noi tutti sopravviviamo alle opere nostre. Erostrato col distruggere una delle sette meraviglie del mondo si rese immortale, come immortale si rese Washington coll'emancipazione dell'America; solamente una  memoria d'infamia, l'altra d'ammirazione, di grandezza. Persuasi di ci noi procureremo di progredire, migliorare, di renderci utili onde questa non vada al tutto dimentica, onde il nostro spirito, il nostro pensiero che  l'anima nostra immortale, aleggi nella cerchia che le  permessa intorno ai figli, ai nipoti, ai posteri e sia a loro esempio di sublimi virt.
 PARTE SECONDA
 Della ricerca del vero.
Temer si dee di sole quelle cose
Ch'hanno potenza di fare altrui male
Dell'altre no, che non sono paurose.
DANTE.
D. Che cosa  la ricerca del vero?
R. La ricerca del vero  il complesso di atti volitivi mediante i quali, l'uomo aiutato da tutti i mezzi che l'ingegno e la scienza gli forniscono, indaga la natura delle cose ed i rapporti di esse; questa ricerca  fonte di benessere individuale e sociale.
Ho tentato con brevi parole dimostrare nel capitolo dell'Anima, come l'uomo, questo re degli animali, sia da essi solo dissimile per la maggiore intelligenza e il dono della favella; ho osservato come nascendo non abbia cognizione alcuna dell'essere suo e solo crescendo, e a poco a poco esso sia capace di accogliere l'impressione di tutto ci che lo circonda; ora seguendone ancora lo sviluppo noi troveremo che le impressioni multiformi di cui  suscettivo le accoglie per mezzo dei sensi formandosi per tal modo le idee elementari le quali accresciute da sensazioni secondarie, da paragoni e da addizioni mnemottiche, vengono sintetizzate dal cervello e formano le idee complesse, dippi le impressioni ricevute sui diversi organi nel tempo medesimo danno luogo alle idee assolute, le quali idee vengono in appresso sviluppate, modificate, collaudate dall'intelletto che  il centro percettivo ed affettivo. Il capitale delle idee sta in proporzione delle sensazioni che si provarono: ed  in proporzione appunto delle qualit e quantit di queste, che poi si sviluppano le miriadi di elementi che costituiscono il concetto che l'uomo si forma delle cose che lo circondano, concetto che reagendo a sua volta sul cervello determina per mezzo del sistema nervoso non solo quei movimenti indipendenti dalla volont che i fisiologi chiamano riflessi, ma anche estrinsecazioni volitive di svariata natura. Hanno detto bene i filosofi antichi: "nulla havvi nell'intelletto che prima non sia stato nei sensi."
Il corpo umano in ragione dell'attrazione che possiede per la sua fisica natura aspira verso le entit materiali che impressionano i suoi sensi sempre disposto ad accogliere nuove sensazioni che essendo altrettante realt lo mettono in contatto del vero: questi veri per subiscono modificazioni e mutazioni infinite poich ognuno ordinariamente vede il vero a seconda del suo grado di ragione e d'esperienza. La materia, dissi, aspira alla vita, per cui non  strano se la vita nostra non essendo altro che il continuo risultato del vero, vien trascinata da una forza irresistibile e prepotente alla ricerca di questo. - Vero, verit, realt, sono la stessa cosa.
I filosofi chiamano vero tutto ci che , ci che realmente esiste; per i teologi il solo vero e verit eterna  Dio; ci per non definisce cosa alcuna: i materialisti chiamano vero la natura, cio il complesso di quanto riempie lo spazio, e pur anche tutte quelle verit astratte che emanano dai fatti, o dai rapporti dei fatti fra loro, al cui ordine appartengono le verit matematiche, le quali anzi per il filosofo positivista sono il tipo delle verit.
Qualunque per sia il vero, la ricerca di questo venga pure praticata da naturalisti o da filosofi, non  da temersi, poich,  fonte di sapere, di benessere, di avanzamento, ed  appunto per ci che venne fin ad ora stigmatizzata, depressa dai preti. La ricerca del vero  vita, moto, progresso; ricercando il vero si scruta, s'investiga quanto esiste in natura, e da questa investigazione le scienze acquistano vigore e il progresso va di pari passo con esse.
 colla ricerca del vero che l'immortale Galileo trov la terra essere una sferoide;  colla ricerca del vero che Cristoforo Colombo scopr una terra sconosciuta,  nella ricerca del vero, che gli scienziati tutti hanno potuto dar lustro alla Patria, al mondo, a se stessi; ricercare il vero  vivere moralmente,  pensare e sentire,  essere utili a s ed agli altri,  quanto secondo le proprie forze e nella cerchia delle proprie attribuzioni deve fare chiunque comprenda il concetto di quelle parole, s spesso proferite e insegnate coll'esempio, da quell'angelo d'abnegazione che  Giuseppe Mazzini: - La vita  una missione per tutti.
 Delle abitudini.
Que le dbut soit simple et n'ait rien d'affect.
BOILEAU.
D. Che cosa  l'abitudine?
R. L'abitudine  la ripetizione di estrinsecazioni morali o materiali, e di atti volitivi in circostanze date, le quali estrinsecazioni ed atti formano nell'uomo una seconda natura.
Antico, conosciuto e veridico  il motto, o proverbio, l'uomo  un animale d'abitudine. Abitudine vuol dire abito, uso, o, cio, la ripetizione della stessa cosa.
Le abitudini sono, materiali e morali. Materiali sono quelle che vengono ripetute materialmente, come la testa inclinata, il corpo incurvato, le braccia penzoloni, l'esteriore trascurato e simili. Morali sono quelle prodotte da sensazioni, alle quali prendono parte le facolt morali, cos sar abitudine morale essere avaro, bugiardo, collerico, crudele, intollerante, coraggioso, pigro.
L'abitudine  promotrice di virt o di vizio.
La perfezione non  possibile,  possibile per l'avvicinarvisi, ed  dovere di ognuno procurare, che altri e se stesso possa giungere a quel grado di perfezione che rende degni di appartenere alla razza umana, e per principiare a perfezionarla  necessario, prima di tutto, procurare che le abitudini sieno buone e non cattive. Per le materiali  necessario che l'uomo si avvezzi da bambino ad una vita attiva, alla pulizia, alla decenza, e ove la posizione sociale di questo permetta, ad una distinta coltura di mente,  necessario principii da piccolo ad imparare le lingue, il pianoforte, la ginnastica, onde i teneri suoi muscoli, prendano per tempo quell'agilit che da adulto difficilmente acquisterebbe e che l'abitudine deve inevitabilmente conservare; e se donne, che le prime abitudini sieno modeste, pi modesti e tranquilli i suoi divertimenti, onde meno incresciosa ne riesca da grandi la vita casalinga; si procuri sempre in ambo i sessi di fare tutto ordinato, con metodo, onde ordinata quieta, e non isvagata riesca l'educazione del fanciullo, poich dalle abitudini materiali, dipendono in parte le abitudini morali, e da queste l'educazione e l'istruzione.
Se un fanciullo sar abituato a divertirsi chiassosamente, continuamente senza norma, senza regola, difficilmente attender allo studio; sar invece sobrio di salute, attento ed amoroso, se buone e ben regolate saranno state le sue abitudini iniziali, sar il contrario, se il contrario saranno appunto le abitudini materiali.
Per le morali  d'uopo che l'uomo si avvezzi da bambino ad amare il suo simile, ad essere schietto, tollerante, parco, pietoso, coraggioso, rispettoso, laborioso; epper per le abitudini materiali  facile far prendere al fanciullo quelle che pi si credono opportune e per le morali  necessario, oltre al continuo incitamento e insegnamento, il buon esempio: cos se il fanciullo avr esempio d'amore, di carit, di schiettezza, di coraggio, diverr amoroso, caritatevole, schietto, coraggioso, se sar tale l'abitudine contratta da piccolo; che ove volesse divenire crudele, bugiardo, vigliacco o amante della crapula gli sar impossibile, giacch la crudelt lo farebbe inorridire essendo contraria alla sua abitudine; la bugia lo farebbe arrossire, poich anch'essa contraria all'abitudine; la vigliaccheria gli sembrerebbe la cosa pi vergognosa, e la crapula lo ammalerebbe.
Cos le abitudini materiali sono collegate alle morali, e le abitudini tutte sono collegate alla educazione, e l'educazione all'istruzione, e se sentiamo veramente il desiderio di migliorare ed essere utili  necessario procurare che queste che tanto hanno influenza s sul fisico che sul morale, concorrano a che l'educazione e l'istruzione nell'uomo pervenga a quel grado massimo che  permesso all'umanit.
 Della Ragione.
Considerate la vostra semenza
Fatti non foste a viver come bruti
Ma per seguir virtute e conoscenza.
DANTE.
D. Che cosa  la Ragione?
R. La Ragione  quella propriet che si acquista per mezzo di sensazioni, la quale sviluppata, mette l'uomo in grado di operare secondo la rettitudine, la giustizia e l'utile proprio.
Ragionare  pensare, riflettere, osservare;  partire dal conosciuto, e per via d'esame approssimarsi a quello che ancora non si conosce.
L'uomo per non arriva a poter fare uso della ragione prima dei sette anni; crescendo e a poco a poco questa si sviluppa in proporzione delle cause, effetti e sensazioni provate e in armonia pure di queste  differente su ciascun individuo; da piccoli la ragione non si sofferma che su lievi argomenti, poich il criterio o giudizio non  capace ancora di stabilire il confronto, che solo proporzionatamente e con l'et si perviene a stabilire. I diversi luoghi di vivere e in parte la diversa natura contribuiscono a sviluppare la ragione dell'individuo, cos il contadino sapr ragionare dei campi, dei ricolti delle uve, delle sementi, delle faccende domestiche e di tutto ci che lo circonda, e l'uomo vissuto in mezzo alla societ sapr ragionare di quanto in questa avr osservato e scernere pi facilmente ove sia piacere reale, felicit comparativa, evitare il male merc l'esperienza che potr avere acquistato vivendo nel consorzio sociale; da ci si deduce che la ragione anche essa potr e dovr essere diretta per mezzo delle sensazioni, guidata nell'et giovanile onde da grandi il criterio sia il frutto del retto sentire.  necessario quindi sottoporre all'occhio del fanciullo le cose pi atte a sviluppare in lui il germe del bene, metterlo a contatto con creature inferiori per posizione sociale onde possa a poco a poco fare l'osservazione che il figlio dell'artigiano, del proletario  uguale a lui, portarlo seco compiendo atti di beneficenza, nel che saranno due le osservazioni, la prima che vivono degli esseri pi infelici di lui, la seconda che alleviando un dolore si procura a se stessi soddisfazione; sottoporre al suo esame le cure, il rispetto per i vecchi onde possa osservare essere ci primo dovere di natura, procurare insomma che le impressioni che devono cogli anni porlo in grado di ragionare siano tutte morali, educative. Tutto  collegato nell'individuo, la vita organica  collegata alla vita morale, e ove l'organismo sia imperfetto, il morale non potr pervenire ad un tal quale grado di perfezione; come del fanciullo abbandonato in una foresta dicemmo divenirne un essere selvaggio senza favella, senza pudore, senza intelletto, cos in piccole proporzioni succede lo stesso di quello trascurato in famiglia; l'organismo non si sviluppa perfezionato ed un'inevitabile pervertimento morale ne  la conseguenza. Di un fanciullo cresciuto all'umido, male cibato, coperto di pochi cenci, intirizzito dal freddo, sar impossibile formarne un essere forte, coraggioso, intelligente; il suo sviluppo organico non si presterebbe al confronto di uno cresciuto negli agi, ben nutrito, coperto, curato, e mentre il povero avrebbe poca o nessuna attitudine a coltura, il ricco sarebbe atto a formarsene una distinta.
Io non intendo qui certamente asserire che l'accuratezza del fisico tolga ogni disparit, ci sarebbe iperbolico, solamente accenno come da questa dipenda molto lo sviluppo intellettuale, onde per quanto  possibile ognuno procuri la forza dell'organismo, primo elemento necessario di vita materiale e intellettuale, quindi con le abitudini se ne diriga la natura, e questa guidata dalla ragione, aiuti il giovinetto a camminare per l'ardua via della vita.
 Dell'Educazione e Istruzione.
Credeva e credo e creder credo il vero.
UGO FOSCOLO.
D. Che cosa  l'Educazione e l'Istruzione?
R. L'Educazione e l'Istruzione sono: l'una quella serie di atti morali e materiali con cui si tenta d'imprimere un indirizzo particolare ad un animale o ad una pianta, l'altra  il complesso di atti che hanno per iscopo l'assimilazione del sapere nei varii suoi rami.
L'Educazione e l'Istruzione sono cosa di tale importanza che io m'accingo a parlarne sfiduciata di potere esprimere l'ampio concetto che in codeste parole si racchiude.
Io ho sfasciato, distrutto il concetto religioso, divino, creatore, perch inveridico; ci facendo ho creduto operare il bene, ma ci non basta; non basta dire alle deboli menti, al cuore puerile, alla adolescente immaginazione, non vi  nulla oltre la tomba, non esiste nulla fuor di noi; distruggere non  edificare, e le generazioni venienti hanno bisogno di trovare un solido edifizio di moralit che possa essere il termine di paragone delle loro azioni.
Le generazioni future hanno bisogno di una norma, di un'educazione morale e di una istruzione intellettuale che serva a esse di religione, e questa deve consistere nell'opera incessante del bene, per il bene operato in tutto e per tutto, per s e per tutti.
Le scienze progredirono e con esse la ragione, ma questa obbligata a tergiversare perch attraversata ancora dal clero che sebbene snervato  tuttora potente, non pu penetrare sicura nelle menti, quantunque tendano a svincolarsi da vani pregiudizii e ci avviene, ripeto, poich la conoscenza del vero non , dir cos, immedesimata in esse, da ci ne consegue che riescono gli animi titubanti sempre, ed i deboli sforzi tentati in vita riescono nulli di risultato morendo perch soffocati dal grido della coscienza priva di convinzione; ora la convinzione ha per base e principio la ragione, epper la convinzione e la ragione non possono venire d'un tratto, ma bens  cmpito esclusivo dell'educazione e dell'istruzione indirizzarvi le menti, e con questo indirizzo basare, edificare questa nuova religione che  la religione del cuore; adunque l'Educazione e l'Istruzione sono i cardini su cui basa l'edifizio del benessere delle nazioni, dei popoli, delle famiglie, dell'individuo.
Educazione e Istruzione sono due cose separate, prima di tutto per  l'educazione; questa d indirizzo alle facolt morali, l'istruzione lo d alle intellettuali, la prima mette l'uomo in grado di conoscere i suoi doveri, la seconda lo rende atto a praticarli; ambedue per sono talmente collegate assieme che l'una senza l'altra sarebbe talvolta inefficace; per esempio il saper leggere non servirebbe a nulla ove non si sapesse discernere quali sono i libri che racchiudono le verit, n il sapere scrivere sarebbe valevole quando che i nostri pensieri espressi, fossero turpi, immorali; perci  alla applicazione di queste due qualit morali da cui dipende la felicit e il benessere pubblico che devesi porre diligenza, cura, solerzia, fermezza.
Spetta alla madre questo cmpito e la consolazione di aver fatti degli uomini probi, dei cittadini colti, come ad essa spetta il rimorso, il rossore di aver creato dei figli inutili, ignoranti, cattivi: faccia dessa il confronto tra l'umiliazione ed i triboli che avr nel secondo caso e la soddisfazione che avr nel primo, e trover sublime e facile a compiersi l'alta missione educatrice affidatagli dalla natura.
Il radicale principio della educazione consiste nell'amare e conoscere i bambini; amandoli riesce dolce ogni fatica, ogni cura; conoscendoli  facile tener conto dell'organizzazione e istinto dissimile, e quindi, a norma di questi, regolarne le impressioni. Noi vedemmo come l'abitudine tenda a formare la natura primitiva dell'individuo, o meglio, come l'abitudine sia un abbozzo dell'educazione stessa; seguiamo adunque per la stessa via, e man mano che il fanciullo si sviluppa, si coltivi, si diriga il suo cuore prima della mente, e ci con l'esempio e con parlare a questo del continuo di cose affettuose, d'atti d'abnegazione, con citare esempi di patrie virt parlandogli del bene altrui come del proprio, eccitandone l'emulazione, parlandogli insomma di quanto vi  di grande, di bello, di nobile, di virtuoso, e quando poi la mente sia capace di comprendere alcunch dippi fare s che questa si fermi ad osservare l'opera meravigliosa della natura e di questa spiegarne il pi chiaramente possibile le forze produttrici, gli effetti, le cause, i fenomeni tutti in modo che l'armonia da cui essa  governata faccia tale impressione nel fanciullo da mai pi esserne cancellata: nessuna parola sorta mai se non a richiesta, che riferisca alla religione, poich lo spiegarne l'origine e i controsensi sarebbe difficile a comprendersi, e oltre al procurare una confusione alla debole mente farebbe pure cattiva impressione: nelle menti giovanili non deve insinuarsi altra idea fuorch il mondo, o universo,  la cosa pi bella, pi sublime, grandiosa che esista, insinuar loro che per essere degni d'appartenervi bisogna essere buoni, onesti, utili, che nella nostra condotta  il premio o castigo delle nostre buone o cattive azioni e che la memoria di queste, siccome  l'unica cosa che resta di noi,  necessario tramandarla per lo meno incontaminata ai figli meglio gloriosa, immortale.
Questa deve essere l'educazione ossia l'indirizzo della mente e del cuore: per il giovinetto l'istruzione deve completare ci che l'educazione ha principiato: se  obbligato ad andare alle civiche scuole ove l'insegnamento sia ancora in mano dei preti, bisogna il padre o la madre o maestri culti e ragionevoli, soccorrano il figliuolo inesperto nell'intricato labirinto che le idee religiose della cristiana dottrina e storia sacra possono formare nella sua mente, ma ci dolcemente avvenga, cancellando con esempi di virt e conclusioni tratte dalla pi severa logica ogni lezione di cattolicismo, il che sar facile coi principii ricevuti: fatto adulto, buoni e scelti libri interpretati pure dai genitori o dal maestro o da s stesso, se capace, l'ajuteranno a completare quella istruzione intellettuale e morale che  la vita e che non potr a meno di renderlo contento di s stesso, utile alla patria e molte volte luminare della scienza.
 Del Bene e del Male.
Gioia nella virt pena nel vizio.
FEDERICO TIRONE.
D. Che cosa  il bene e il male?
R. Il bene ed il male sono due cose affatto contrarie, l'uno solletica ed impressiona gradevolmente i nostri sensi e le nostre facolt percettive ed affettive, l'altro impressiona sfavorevolmente e qualche volta dolorosamente gli uni e le altre, ambedue le impressioni per il pi delle volte sono la conseguenza delle opere nostre.
I teologi avendo per punto di partenza la metafisica furono obbligati di far credere e molti, forse anche credere, all'inferno per castigo delle opere cattive e al paradiso come premio delle buone: quanto ci sia assurdo noi vedemmo nella prima parte di questo opuscolo, pertanto non bisogna assolutamente credere che il bene sia senza premio e il male senza castigo, ci sarebbe illogico, ingiusto, impossibile; il premio esiste come esiste il castigo, solamente invece di essere leggi divine, arbitrarie e parziali sono ambedue leggi di natura alle quali alcuno non isfugge. Prendiamo ad esempio un usuraio: noi lo vedremo ricco di beni di fortuna, ma niuno che sia onesto avr il coraggio di dirsi suo amico, di stringergli la mano per la strada, di salutarlo, e quando ne avvenga la morte, da tutte le parti una voce unanime di popolo si lever a maledire la sua memoria e il suo nome, eterna bestemmia, sar il castigo delle sue cattive opere: l'assassino assassiner, ruber, ma oltre al rimorso della propria coscienza finir o in galera o sul patibolo; l'ubbriacone snerver la sua vita, la sua salute affievolir il suo organismo in modo che la morte precoce sar il castigo della cattiva abitudine, del vizio: il giuocatore tra fortuna e disdetta diverr brutale, cattivo, cencioso, in modo che finir all'ospedale ove non finisca col farsi saltare le cervella; e tutti quanti saranno dominati da turpi passioni come il libertinaggio, la crapula, l'ozio, la superbia, l'invidia, tutti insomma avranno nelle loro cattive azioni pena condegna: in proposito Serafino Ruggero nel suo pregevole libro L'Immortalit dell'Anima, dice: "Pensino bene adunque coloro a cui questo libro cadr nelle mani che ogni loro azione, ogni loro atto,  un atomo di vita, o costituito o distrutto, secondo che l'opera  buona o cattiva."
Al contrario l'uomo onesto, intemerato, leale, oltre al plauso unanime dei buoni e il ricordo oltre tomba, avr premio reale, effettivo, materiale delle sue buone opere. Il savio vivr lunga e sana vita, il buon padre avr prole numerosa e degna dell'esempio dato, il lavoratore indefesso avr agi, salute e tranquillit, il benefico si sentir rivivere nelle benedizioni e nella gratitudine del beneficato, la buona madre trover la calma, la pace, nelle gioie della famigliuola; e tutti a seconda delle loro buone opere troveranno premio adeguato: riassumo adunque asserendo che il bene e il male sono la conseguenza delle nostre opere, che bene apporta il far bene e essere buoni, male apporta il far male. Ci esaminato, ponderato, approvato, ciascheduno nel limite delle proprie forze, far il bene per avere la ricompensa del bene e odier e schiver il male onde male non gli avvenga, e si adempiranno cos le vere massime fondamentali su cui deve fondarsi la nuova religione del cuore: non fare ad altri quello che non vorresti per te stesso, ama il tuo prossimo come te stesso.
 Della Felicit.
Siamo grandemente trasportati dal desiderio di accrescere le ricchezze del genere umano e pei nostri ammaestramenti e travagli di rendere la vita degli uomini pi sicura, pi doviziosa e a questo appetito per gli stimoli della natura stessa siamo sospinti - teniamo quel cammino che fu sempre di ciascun'ottimo, ne ascoltiamo quei suoni che chiamano a ritrarla, a fare indietro tornino quegli stessi che aveano gi avvantaggiato il cammino.
CICERONE.
D. Che cosa  la Felicit?
R. La Felicit  l'armonia, l'equilibrio dei desiderii dell'uomo colla realt.
Vera felicit non pu esistere anzi la parola felicit potrebbe chiamarsi ironia. In qualunque condizione o stato l'uomo si trovi, sia pur ricco, onorato, avr sempre desiderii da appagare e non sar quindi mai totalmente felice,  istinto universale che se non esistesse sarebbe dannoso giacch non potrebbe esistere progresso di alcuna sorta. Infatti vediamo l'uomo della classe media mettere in opera ogni facolt per arrivare a possedere ricchezze, e merc la buona volont, l'assiduit pervenire il pi delle volte a possederle: di tutto ci ecco un vantaggio morale nel lavoro, reale nelle ricchezze, ma questo non gli basta poich quando  possessore di fortuna desidera fama, onori, e dove di questi pure pervenga all'acquisto, contribuiscono vieppi a moralizzarlo e a renderlo utile a s ed agli altri. Lo scienziato non ha ancora terminato di fare una scoperta che gi il suo pensiero corre, vola, come direbbero i poeti, sull'ali del deso, e il pi delle volte la buona riuscita onora l'intraprendente, la scienza e la Patria, senza che questi sia mai stanco di desiderare nuove cose, e cos in tutte le classi e condizioni.
La ricerca continuata della felicit  adunque cosa utile e inevitabile, nondimeno molte volte questo desiderio di progredire, migliorare sempre e poi sempre,  fonte di disinganni e dolori.
Piacere e dolore sono due estremi e due estremi si toccano; ora adunque per avere compatibile felicit e quindi meno dolori bisogna, mediante l'esercizio della propria volont, che l'uomo cerchi di moderare, regolare, equilibrare i suoi desiderii a seconda dei mezzi morali e materiali; l'intento al progredire sia pure il desiderio della sua esistenza, ma non oltrepassi il limite del ragionevole, oltrepassato il quale oltre al battere molte volte l'assurdo procurerebbe a s ed agli altri danni reali e dolori. Tutto deve essere nell'uomo regolato dalla volont, dalla ragione, la quale stabilendo il confronto lo mette in grado di discernere il bene dal male, il vero dal falso; da questo esame la volont, l'io scelga il morale, l'onesto, il possibile e in questa scelta, in questo confronto eviter il dolore, trover felicit relativa o contentezza del proprio stato.
 Del Lavoro.
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Del Pigro ho visto il campo, e dello stolto
Visitata ho la vigna, ortiche e spine
L'ingombran tutta, e gi le pietre in giro
Sgominate van sperse, che la cingono.
La vidi, e intanto un mio pensier dicea:
L'esempio m'adottrina: alto gridai:
Chi si dorme per poco nequitoso,
Chi la mano accarezza entro alla mano,
Quasi fatto guerriero e il petto armato,
La povert lo incoglie e gramo e a stento
Andr mendico e lurido vagando.
SALOMONE (Proverbi).
D. Che cosa  il Lavoro?
R. Il Lavoro  un'opera fatta, che si fa o da farsi, i di cui effetti sono l'indipendenza, la vita, l'agiatezza.
Ciascuno sa per proverbio e per esame proprio o altrui, che l'ozio  il padre di tutti i vizii; dall'ozio vien la noia, dalla noia la ricerca dei piaceri, dalla ricerca dei piaceri l'abuso, dall'abuso il vizio o pervertimento morale e fisico e molte volte la miseria, l'avvilimento, il delitto; il lavoro invece  la calma, la salute, la pace, l'obblo delle passioni, la forza, la vita, l'indipendenza, la virt;  nel lavoro che si attinge forza a vincere le passioni le pi prepotenti,  nel lavoro che l'uomo trova la soddisfazione di se stesso, poich col lavoro procura agi, alimento a s, alla famiglia. Nondimeno il lavoro non deve essere eccessivo, poich rovinerebbe l'esistenza; ma esso deve solamente intendere a soddisfare i bisogni in ragione della civilt, e per ci ottenere vieppi  necessario che societ industriali cooperative di tutte le classi, si formino onde il salario non venga assorbito dal capitale. Il lavoro in Italia  poco stimato ed  forse una delle ragioni della poca sua floridezza. Se noi volgiamo uno sguardo alla libera America, noi restiamo sbalorditi dalla potenza, dalla ricchezza di questa, che  tale appunto, in ragione del lavoro apprezzato da tutti; ciascuno sa come Abramo Lincoln, l'abolitore della schiavit degli Stati Uniti, non fosse che un povero calzolaio, pervenuto per mezzo del suo lavoro e delle sue virt a quel massimo grado di potere; tutti sanno che Jonhson, il suo successore, era sarto e come in una radunanza di sarti egli si vantasse di esserlo stato e facesse ai suoi antichi colleghi con un suo discorso, l'apologia del lavoro, conchiudendo dovesse assolutamente questo, col tempo, divenire l'aristocrazia di tutti; e Franklin e Sewards, e mille altri che pervennero alla floridezza, agli agi, alla gloria, tutti devono ringraziarne l'amore al lavoro che temprando gli animi e procurando mezzi, o bastevoli a vivere, o sovrabbondanti, allontana ogni pensiero di bassezza. Il lavoro nobilita, il lavoro  la speranza, il lavoro educa il cuore e la mente, e il lavoro e il sapere nei secoli avvenire, saranno la sola, unica aristocrazia. L'uomo non si migliora che a mezzo della educazione avuta e il mutare l'ordine delle cose, basato sull'astratto per il positivo o ragionevole, non  cosa da poco, ma bens lunga e della massima esattezza, poich questo potrebbe divenire peggiore, ove l'educazione non le servisse di religione, ove non lo formasse onesto, leale, laborioso.
Adunque, come di tutto si abbia cura che da fanciullo e comparativamente alle proprie forze, s'abitui al lavoro, onde da grande sia per esso un bisogno, una necessit, onde un giorno possa dire ai suoi figli, ai suoi cari, tutto quanto possedete, tutto quanto vi circonda, tutto quanto vi rende felici, lo avete per me, poich io ho lavorato sempre per procurarvelo. Quel giorno, sono certa, alcune lagrime brilleranno come gemme preziose, i di cui raggi si confonderanno e dai quali partir una elettrica scintilla che far sentire simultaneamente nei cuori soddisfazione, emulazione, riconoscenza.
 Della Famiglia.
Chi mi pregia  beato, e chi solerte
Custodisce ogni entrata e di mia reggia
Vigile sta sulle dorate porte.
SALOMONE (Proverbii).
D. Che cosa  la Famiglia?
R. La Famiglia  quell'aggregato di parenti prossimi, che vivono e stanno sotto la cura materna e paterna.
La Famiglia, dice quell'egregio scrittore che  Giuseppe Mazzini,  la patria del core; ma pur troppo questa definizione non  che una aspirazione della sua bell'anima poich per i pi  un imbarazzo, una monotonia, un fastidio,  il luogo dove si va a mangiare, dove si va a dormire,  una pensione: nessun rispetto per la moglie, nessuna cura per i figli e viceversa la moglie nessuna stima per il marito e dai figli nessuna reverenza ad entrambi; ma  perch cos? perch niuno  compreso nel maritaggio dell'alta missione che impone la famiglia, ma ambidue si accoppiano per dar pascolo liberamente alle loro voglie: nell'uomo stanco della vita errabonda e libertina, la moglie serve a pascerne ampiamente e comodamente i sensi, nella donna ove anch'essa e qualche volta inconsciamente non sia spinta dallo stesso bisogno  sempre il desiderio d'acquistare libert; nessuno dei due pensano mai all'avvenire, e se talora pensano ai figli che verranno, ci fanno leggermente come si trattasse di una bambola di carta pesta. Il primo per  sempre il ben venuto, e baci, e carezze, e capricci, tutto comportano purch questo non abbia a piangere, non riflettendo punto che devono farne un uomo, un cittadino, che la cattiva educazione del primo,  scuola al secondo, al terzo e la cattiva educazione di tutti  il pianto avvenire per i figli e parecchie volte la spinta alla disunione della famiglia poich il padre si stanca facilmente della vita irrequieta che  costretto a trarre in casa, e rimbrotti, e liti sono la prima conseguenza della loro spensieratezza sinch poi stanco, del tutto nauseato, angosciato, cerca altrove i conforti e le gioje che la sola famiglia doveva arrecargli, e la moglie a sua volta, e di conseguenza, diviene intollerante, sofistica, malata e il pi delle volte triste e cattiva anch'essa, e di figli demoralizzati dall'esempio non amano e non rispettano nessuno dei due. Questo  il quadro delle pi fra le famiglie, che cos non sarebbe se ambedue i coniugi pensassero che se il matrimonio conferisce dei diritti apporta pure dei doveri; cos non sarebbe se l'uomo invece d'ammogliarsi per sfogare i suoi capricci e tener poi la moglie come un arnese, ne facesse la compagna dell'anima, se il suo pensiero fosse un'armonia d'amore, se il primo bacio fosse la speranza, l'ultimo la fede; se la donna invece di essere vana, leggiera, inconcludente, a segno di stancare il pi delle volte il marito coi suoi discorsi di gingilli, mode e capricci, fosse pi assennata e pensasse non essere addicevole a onesta moglie e passare nel ridicolo tutto ci che oltrepassa la decenza dei tempi; cos non sarebbe se ambedue comprendessero dover essere la famiglia il centro d'educazione, di dovere, di amore, se comprendessero che bisogna la famiglia educhi dei cittadini onde un giorno dare alla Patria degli uomini; e allora s che la famiglia sarebbe davvero la patria del cuore. Colla mente calma, col cuore beato con tutte le illusioni del primo giorno, l'uomo sarebbe vero marito e padre e la moglie della famiglia sua salda colonna.
Le gioie della famiglia sono le sole che non siano miste a tristezza, e le gioie pi fervide che non sono gustate nel seno di questa ben presto apportano dolori, turbano la coscienza e abbruciano, solcano il cuore, ove nol dissecchino. Le gioie della famiglia non si possono descrivere perch si compongono di nonnulla che passano inosservati, perch lente, tranquille, ma sono tali che ove queste vi manchino allora solo vi accorgete del vuoto immenso che vi circonda e che nulla vale a riempire, poich la vita diviene triste, monotona, stanca: il banchetto della famigliuola riunita, le piccole memorie, i ricordi dei giorni festivi, le speranze, l'amore, la stima perduta, tutto ricorre alla mente e si vorrebbe potere comprare con tutta la vita un giorno solo di quella pace, di quella calma, di quella serenit di coscienza che mai pi non si avr e che  pur tanto necessaria. Oh! che l'educazione adunque in avvenire formi degli uomini di cuore, dei cittadini e delle madri di famiglia, delle donne assennate; che sparisca e per sempre l'idea del dritto per l'uomo, del dovere per la donna, che sia per entrambi un solo il pensiero, una sola legge: Amore; e allora l'esempio far i figli virtuosi, simili ai padri e nella reciprocanza dei doveri col comprendere altamente la missione della famiglia sar davvero e per tutti, la Patria del core.
 Della Libert.(5)
Libert va cercando, che  s cara
Come sa chi per lei vita rifiuta.
DANTE.
D. Che cosa  la Libert?
R. La Libert  l'esercizio completo dei bisogni e dei diritti morali e materiali dell'uomo.
Presso i popoli civili l'esercizio della libert ha per limite la legge morale, generale; questa libert vien detta libert sociale: senza di essa ogni potere  arbitrario e tirannico, e il popolo  plebe, poich non conosce i suoi doveri e i suoi diritti, non pu esserne illuminato, e conoscendoli non pu esercitarli: non pu avere libert di stampa, d'opinione, n di credenza religiosa, o di associazione, quindi gli  difficile elevarsi e quasi impossibile distinguersi. Quel popolo che non possiede libert non avr mai potenza, ricchezza; la ricchezza, la potenza, la grandezza, sono mercede dei soli popoli liberi. Diamo uno sguardo al passato, interroghiamo la storia di Venezia, di Firenze, di Pisa, di Genova, ed essa ci dir coi grandi monumenti che attestano la passata grandezza che tanta potenza acquistarono quegli stati solo perch nella loro bandiera stava scritto libert: non ci illudiamo, dietro le barriere della schiavit stanno trincerate la violenza, il dispotismo, e il popolo schiavo aggiogato non sar mai poderoso, fiorente, tranquillo, n mai potr chiamarsi nazione, senza esporsi al ridicolo, perch impotente a compiere atti sublimi che a questa l'assomiglino, le sole nazioni libere possono dare esempi luminosi, e uno recente ne abbiamo nella Repubblica americana dove a Stewards il pi ricco negoziante del nuovo mondo e i di cui rediti ascendono a 25 milioni annui, nominato ministro delle finanze propone (perch la legge vieta ad un uomo d'affari di coprire tal carica) propone, dico, di fare per 4 anni amministrare i suoi affari da tre ricchi individui e cedere i suoi rediti ai poverelli di New York, e il Senato per non ammettere un precedente contrario alle leggi e che potrebbe divenire col tempo dannoso, si rifiuta dall'accettare. Oh! la sola libert ammaestra a grandi cose, poich ove  libert,  morale; ove  libert esiste la libera scelta fra il bene ed il male, fra il progresso e l'egoismo, perch esiste l'associazione, perch niuno assume su altri pretensioni o diritti, n privilegi derivanti da nascita o ricchezza, e tutti gli individui quindi sono eguali davanti alla legge e da tutto ci ne deriva la prosperit individuale e collettiva delle nazioni e lo slancio a cose grandi, sublimi; n bisogna confondere la libert sociale con la libert naturale, cio la libert di usare bene o male delle proprie forze, poich allora cadremmo nel dispotismo, ma tenere a caro quella libert naturale e sociale, compatibile colla politica dei popoli. Questa libert  il dono pi prezioso di natura e se fosse patrimonio della nostra Italia, terra feconda di genii, poetica per suo azzurro cielo, ricca per gli ubertosi suoi cambi, grande per tradizioni gloriose, sublime per gl'innumerevoli martiri che l'hanno fecondata col sangue, potrebbe essere, sarebbe la prima nazione del mondo.
Si comprendano adunque una volta i doveri, gli ammaestramenti che l'umanit ci manda attraverso della storia: essa ci dice che il popolo  educabile, che la sua legge  legge di progresso e che devesi con l'educazione avviarlo all'affrancamento di se stesso: si senta adunque questa voce potente che  la voce dei sommi da Socrate a Dante, da Dante a Macchiavelli, da Macchiavelli al vivente Mazzini; si educhi il popolo ai suoi doveri e ai suoi diritti, e quando avr la coscienza di ci che pu, che deve essere, che , allora spunter anche per gl'italiani il sole irradiante della libert.
 Della Patria.
. . . . . . . . . . . . . . e il pi gentile
Terren non sei di quanti scalda il sole?
D'ogni bell'arte non sei madre o Italia?
Polve d'Eroi non  la polve tua?
SILVIO PELLICO.
D. Che cosa  la Patria?
R. La Patria  il luogo ove si nasce, quel lembo di terra su cui un solo pensiero, un'idea dev'essere l'aspirazione di tutto un popolo.
La Patria  la vita, la famiglia, la casa dei cittadini per tutti i popoli e ciaschedun popolo ha una missione differente, che la sola volont e opinione dei pi pu compiere.
La nostra Patria  l'Italia, la nostra missione  renderla libera, forte temuta, ma per ci ottenere  necessario che il popolo abbia la coscienza della parola Patria, ne conosca e ne adempia i doveri senza di che sar sempre schiavo, povero, manomesso.
La Patria impone gli stessi doveri della famiglia, amarla sopra ogni cosa, lavorare per essa, concordi e solidali, non disertare le battaglie della redenzione, indirizzare ognuno le proprie forze a vantaggio altrui, e niuno aversi mai riposo finch non sia una, indivisibile. Questi sono i doveri che impone la Patria e che ogni italiano deve scolpire nel proprio cuore e sanzionare coi fatti. Bella sovra ogni altra  la Patria nostra, ma appunto perci, dev'essere pi di ogni altra grande; ma finch il popolo unanimemente, sciente dei suoi doveri, non l'avr affrancata, dall'Alpe al Mare, finch le reliquie dei nostri martiri, le memorie dei nostri grandi saranno il ludibrio degli stranieri, noi della Patria, non ne avremo che il territorio, poich  Patria ove il pensiero, la fede, la concordia, non sono una menzogna, e noi poveri Italiani nulla abbiamo di tutto questo. La nostra Metropoli Roma, la Roma del popolo, palladio della Nazione,  decaduta dalla sua pristina grandezza, occupata da mercernarii stranieri che vi sostengono il genio del male e di essa ormai le sole prigioni rispondono ai nostri gemiti, ai palpiti nostri. Oh! no, gl'Italiani non sono Italiani che di nome, finch lo straniero passeggia sulle rive del Tevere, finch gli s'impongono nuovi patti obbrobriosi, finch non proclamano la loro unit dalle finestre del Vaticano, finch la bandiera nazionale non isventoli in Campidoglio.
Che gl'Italiani tutti si scuotano dal letargo vergognoso in cui sono avvolti; che tutti s'ispirino nelle tradizioni gloriose dei padri loro, nei prati smaltati di fiori, nel firmamento gemmato di stelle, nella favella armoniosa come il gorgheggio dell'usignuolo, nelle mistiche armonie, negli imponenti vulcani, nelle Alpi maestose, nella continuata carezza del mare e saranno grandi e stabiliranno la Patria loro nella grandezza che la posero i suoi confini. Non caste, non privilegi, il solo privilegio sia il genio e la virt.
Educhiamoci e educhiamo.
Che il primo nome che i figli nostri balbettano sia il santo nome di Patria, che la grandezza, la gloria, la virt degli Avi nostri sieno l'unico loro simbolo, che l'amore, la concordia sia loro scudo. Educhiamo i figli a conoscere i loro diritti e a suggellarli col sangue, nelle loro mani  il loro avvenire la vita, l'avvenire la vita della Patria, dell'Umanit.
Educhiamo i figli e educhiamoci. - Che uno sia il pensiero, una la fede, una la bandiera; educhiamoci, e lavoriamo, associamoci e fidiamo nelle nostre forze, nel nostro buon volere, meritiamo ed avremo.
L'avvenire  nostro(6).
 Della Donna.
Non restate per, donne a cui giova
Il ben oprar di seguir vostra via
N da vostr'alta impresa vi rimuova
Timor che degno onor non vi si dia.
ARIOSTO.
. . . . . . . . . Donne da voi non poco
La Patria aspetta, e non in danno e scorno
Dell'umana progenie al dolce raggio.
Dalle pupille vostre il ferro e il foco
Domar fu dato...
LEOPARDI.
D. Che cosa  la Donna?
R. La donna  la creatura pi privilegiata dalla natura.
Accingendomi a parlare della donna e dovendo dirne tutto quello che sente l'anima mia, il mio pensiero, mi trovo costretta a pregare i miei lettori di dimenticare che  una donna che ne fa l'apologia.
La donna  la creatura pi privilegiata dissi, e dissi il vero, poich  dessa che rende cara, dolce la vita all'uomo, alla famiglia.
La donna ha le grazie, il prestigio, l'amore, che la rendono cosa preziosa, merc il suo sorriso i doveri sono meno aridi, i dolori meno amari, col suo sguardo, colla potenza redata da natura essa fa del cuore un rosaio, della vita un giardino, del fanciullo un uomo: essa  l'anima di tutto quanto adorna la natura e senza di essa la terra somiglierebbe ad un sepolcro senza ghirlande; da essa dipendono talvolta le pi alte imprese, per essa talvolta gli uomini divengono eroi, talvolta immortali; nel suo bacio  trasfusa tutta la grandezza, la maest della natura, essa  l'angelo della speranza, della fede, dell'amore, del perdono, della redenzione essa  la pietra angolare del civile edifizio.(7)
Tenga dessa pur care le sue attrattive, i suoi vezzi d'Armida; ma se ne serva solo per compiere l'alta missione che le affid la natura, poich se fascino e potenza le diede, nol fece gi perch di codesto essa faccia spreco inutile e dannoso, ma il fece perch di questi doni si servisse ad educare i figli a rendersi necessaria ed utile.
Che cosa  la donna specialmente in Italia? un arnese, un mobile, un oggetto di lusso, ma e perch  cos? perch  vana, leggiera, ambiziosa, bigotta, civetta, ignorante: so che ci dicendo m'attiro lo sdegno della maggioranza, ma io nol curo, la verit anzi tutto, dacch spero possa tornarle utile, e d'altronde so esservi eccezioni che onorano veramente il sesso femminile, e per le quali si rende inutile e superfluo questo mio sermone.
La donna deve sortir dall'abbiettezza in cui il lusso depravato, l'ignoranza e il bigottismo l'hanno posta: deve istruirsi, ma positivamente non per fare pompa di spirito nella conversazione, ma istruirsi per se stessa, per non annoiarsi della sua vita casalinga, ed essere cos buona moglie, per essere in grado di favellare col marito senza farlo sbadigliare e quindi scappar di casa ed essere da esso trascurata, istruirsi per comprendere la necessit di non essere bigotta e potere educare i figli alla ragione, prima base d'ogni loro benessere ed onest, istruirsi per essere rispettata, per conoscere tutta l'estensione dei privilegi di cui essa  fornita e fruirne ed esserne orgogliosa, istruirsi per conoscere i suoi doveri e i suoi diritti, istruirsi per emanciparsi.
La donna, ordinariamente  la vittima della famiglia mentre dovrebbe esserne la regina, non  contenta del proprio stato e lamentandosi di essere donna, un falso egoismo la fa dimentica che da essa dipende a che le donne avvenire occupino il vero posto assegnatole dalla natura. Non  vero che la donna abbia meno intelligenza dell'uomo, poich noi vediamo in America, dove essa  educata come si conviene, attendere a cattedre di filosofia, di chirurgia, di matematiche: se avvi differenza tra l'uomo e la donna, non  gi nelle facolt intellettuali ma bens nelle forze fisiche.(8)
Volere  potere: che la donna faccia sua divisa di questo assioma e uguaglier l'uomo.
Alle donne io ho intitolato questo mio catechismo, alle giovani, alle madri adunque io fo preghiera di tener conto dei pensieri ivi espressi. Che essa ricordi, che le prime impressioni, sono quelle che colpiscono il bambino, che la cura, l'igiene, ne sono la vita lo sviluppo, le abitudini quasi una seconda natura, l'educazione l'abbozzo dell'istruzione, l'istruzione la vita morale dell'uomo; che essa ricordi che tutto resta impresso nella tenera et, e che se il bambino avr avute saggie abitudini, buona educazione, se i suoi principii saranno stati ragionevoli, divenendo grande, oltre al benedire la memoria della madre sua, sar un buon figlio, un buon padre e marito, un ottimo cittadino, e la donna buona moglie, compagna vera dell'uomo; che essa ricordi tutto quanto ho detto e possa altamente intenderlo, intendere il bene che pu fare e perdonare il mio rozzo dire: che possa intendere tutta intera la missione d'amore sublime che le fu imposta e compierla, e smettere ogni moda ridicola, e comprendere la compassione di cui molte volte  fatta segno; che possa comprendere che tutto ci che sorte dalla decenza, dalla compostezza, deturpa il pudore che rende s bella la donna, possa infine comprendere una volta e per sempre, essersi falsata la via, che a brillare come gemme preziose si richiedono, non l'apparenza ed il fasto, ma la virt.
La virt del sacrificio, le virt domestiche, la modestia; e quando avr compresi i suoi doveri, quando gli avr fecondati coll'esempio, suggellati colla perseveranza, quando avr per intero compiuta la missione educatrice, emancipatrice, quando avr rigenerate col razionalismo le generazioni avvenire, allora essa sar degna di s, e il suo nome andr benedetto, dall'intera umanit.
 Conclusione.
Pervenuta ormai alla fine del mio lavoro non mi resta che a concretarne e riunirne le parti onde esso faccia l'impressione, e sorta lo scopo che mi sono prefissa.
Parlando di Dio ho dimostrato il pi brevemente possibile come venne tramandata a noi la credenza su di esso, e l'incompatibilit di tale credenza con la ragione. Nel Mondo o Universo ho dimostrato l'esistenza della terra prima della creazione biblica, e come pot svilupparsi senza altro concorso che le sue forze stesse. Cristo ho detto essere un riformatore, un filosofo, che per rigenerare il suo popolo, cred bene spacciarsi per il Messia, onde riuscire nel suo intento difficile troppo diversamente nei tempi in cui viveva. Colla Religione tentai porre in evidenza il male che da tutte deriva e specialmente dalla Cattolica. Il Battesimo dissi essere il primo passo al cattolicismo dal quale conseguentemente derivano tutte le altre pratiche ascetiche. Nel Matrimonio dimostrai l'inutilit e la nessuna morale che il Sacramento vi apporta. Colla Confessione rilevai l'immoralit, lo spionaggio i danni che ne emergono. Nelle Indulgenze l'incongruit e pervertimento del cuore: l'Inferno, il Purgatorio, il Paradiso dissi essere i cardini della Chiesa Cattolica. Coll'anima ho terminato di capovolgere tutto l'edifizio religioso metafisico dimostrando come questa non sia che il pensiero e come questo cessando colla morte, divenga impossibile ogni supposizione di vita avvenire.  questa la prima parte nella quale io ho distrutto tutto il religioso, il divino, siccome dannoso, inutile.
Nella seconda ho procurato di provare che senza alcuna religione, per mezzo della sola ragione, l'uomo pu pervenire a migliorare di pi che non guidato dalla religione, asserendo come nella ricerca del vero, l'uomo anzich procurare danni, si nobiliti e possa dar lustro a s e alla patria, come con le abitudini la ragione, l'educazione, l'istruzione si formi l'uomo, come dal fare il bene ne venga il bene, e viceversa male se male; come la ricerca della felicit sia innata e incremento a benessere, come il lavoro renda l'uomo prospero, felice e di s soddisfatto, come la famiglia dopo la patria possa e debba essere la cosa pi preziosa, come la libert sia necessaria a possedere la Patria, come la Patria debba essere tesaurizzata e come alcuna di queste cose preziose non possa essere nostro patrimonio ove la ragione non sia guida allo sviluppo, all'educazione, all'istruzione; in ultimo, come la donna che  l'essere il pi pregievole possa sola rendere attuabile questa generale riforma, che apporterebbe secondo le mie convinzioni ad essa emancipazione e all'umanit tutta progresso, libert.
Se io son riuscita a spiegarmi chiaramente, non so, solamente ebbi cura di farlo facile e conciso onde la verit possa essere capita dal popolo, che altrimenti non avrei avuto il coraggio di esporre ci che sommi filosofi e scienziati hanno esposto prima di me.
Che il mio buon volere e la poca capacit mi valgano il compatimento dei lettori, che la mia arditezza invogli oltre a seguire il mio esempio, e meglio di me a basare per religione la Religione Naturale, per governo la Repubblica Universale.
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FINE.
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Note al testo.
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(1) Chi scrive intende di constatare un fatto frequentissimo, ma  lungi dal voler inculcare il concubinato.
(2) Vedi la Religione
(3) Vedi il capitolo dell'Inferno.
(4) Vedi le opere di S. Teresa.
(5) Piacemi riportare una descrizione del Consedenti pubblicata in Roma nel MDCXLVI sulla Libert per dimostrare l'opinione di quel secolo, in cui il progresso era necessariamente meno avanzato d'adesso: Amata, diletta, ed inestimabile libert, questa  la delizia della vita, non prescrivendo leggi alle parole, all'opre, ed ai pensieri di coloro che la godono.  la felicit del mondo, non obbligando gli animi degli uomini che ai proprii arbitrii: ed  maggiore della fortuna, facendo liberi anche coloro, che nascono servi e schiavi.  una gemma troppo desiderabile. L'oro di tutto il mondo  prezzo indegno, per la sua volutt, e la vita le cede i pregi. L'uomo non ha dono pi caro, la natura anzi* Iddio autor della natura non ha inserito nei nostri animi pensieri pi vivi. Le fiere che non conoscono le loro prerogative incontrano la morte per isfuggire la servit, e finalmente gli augelli rinchiusi il pi delle volte o non cantano o si uccidono con negarsi da se medesimi il nutrimento. 	*Il lettore sa non essere io della stessa opinione.
(6) Scritti di Giuseppe Mazzini.
(7) Tomaseo - La Donna.
(8) In proposito raccomando alle mie lettrici per maggiore loro persuasione, La fisiologia della donna di Lussanna Filippo.
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FINE.